Nella sfida tra esagitati tv padre Zanotelli batte Lerner

Ormai abbiamo imparato che a forza di mostrarsi puri si troverà sempre qualcuno più immacolato. Ora scopriamo anche che a forza di mostrarsi spiritati in tv, si finisce per evocare qualcuno di più esagitato. Ce lo insegna Gad Lerner, che all’Infedele cede il passo a uno più indignato e strepitante di lui, il padre comboniano Alex Zanotelli. Ubi maior minor cessat. E anche Gad si ritrae di buon grado di fronte ai fuochi d’artificio del religioso terzomondista.
Accade tutto nella serata di lunedì, su La7, durante la puntata dedicata alla crocifissione di Marchionne traditore della patria e degli operai. Come antipasto - ad minchiam come gli scampi sui profiteroles - il collegamento «con il Sud». Sul punto cardinale c’è padre Alex Zanotelli, natali trentini e anima rebelde con un curriculum degno dei profeti no global Don Gallo e Don Vitaliano. Ex missionario e direttore di Nigrizia, Virgilio di Veltroni nella sua commedia africana, padre Zanotelli da anni vive a Napoli, nel rione Sanità: è ultimo tra gli ultimi, quarant’anni dedicati a chi soffre. Recentemente si è preso a cuore la causa dei paesi vesuviani che protestano contro l’apertura della nuova discarica. E in questa veste viene aizzato in diretta da Lerner.
Il debutto del missionario non lascia a desiderare. Ricordate il Lerner schifato, smorfioso, velenoso che stillava fiele sul caso Noemi? Al confronto sembra inoffensivo come Uan di Bim bum bam. Padre Zanotelli è un’esplosione. Camicia hawaiiana degna di Magnum P.I. in gita al King Kamehameha Club, pashmina arcobaleno, anello monumentale al dito e gigantografia di una sorta di mujaheddin barbuto in turbante che somiglia al comunista Ferrando. Ma l’abito non fa il monaco, e nemmeno il prete comboniano. Quindi occorre ascoltare ciò che padre Zanotelli dice, prima di storcere il naso: «Ci stanno ammazzando», l’esordio soft. Il padrone di casa Gad gongola dietro la sua cravatta Regimental. Il passaggio di consegne è compiuto: il domatore passa il frustino di mano e si limita a imboccare il leone.
Nelle primarie delle scalmane anti-Cav, lo sfidante prosegue senza freni: «La rabbia della gente è giusta, le industrie del Nord hanno riempito la Campania infelix di rifiuti tossici». Il missionario ne ha passate tante e non usa mezze parole. Gesticola, si appassiona e magari si scorda il 19% di raccolta differenziata di Napoli: roba da Geenna biblica. Padre Zanotelli è perfetto nella parte e a Lerner basta giusto un assist su quelle «minacce di Maroni» (il quale ha solo parlato di possibili infiltrazioni camorristiche tra i manifestanti) per farlo detonare di nuovo: «I potentati economici non vogliono la raccolta differenziata, il male è il decreto 90 del 2008 voluto dal governo Berlusconi». Proprio quello che per tutti gli italiani è il provvedimento d’urgenza che salvò Napoli dai rifiuti. Ma l’illuminato religioso ha sotto mano un’altra verità: «Non c’è stata nessuna soluzione al problema. Anzi, Bertolaso ha fallito e lui stesso è parte del problema. Il decreto impone discariche e inceneritori, che sono la morte del territorio. Io predico il dio della vita».
Epperò il dio della vita mica ha lasciato qualche tavola della legge presso un cassonetto ardente con le indicazioni per risolvere il problema. Perché senza discariche e inceneritori, la monnezza torna per strada e allora sì che la Campania ridiventa Terzo mondo. Però agli spiritati mica si chiede ragionevolezza, bensì foga, fuoco e fiamme: «È un’intifada, sì! - carica padre Zanotelli - La morte è imposta dall’esercito, è giusto reagire».
Ad onor del vero bisogna dire che padre Zanotelli il pedigree del fustigatore se l’è costruito negli anni, non è mica una scoperta di Lerner: interventi ai comizi di Beppe Grillo, manifestazioni sotto gli uffici immigrazione, contro la base Dal Molin, contro la privatizzazione dell’acqua; proposte al Vaticano perché rinunci allo Stato, a Prodi perché riconoscesse «il G8 di Genova come evento storico in difesa della democrazia». L’Italia è «sbilanciata su Israele», Saddam «è un dittatore come gli altri» e via incendiando. Insomma, lo sfidante era un campione e il campione Gad è stato ben felice di riporre i guantoni nel salotto buono. Anzi, in un impeto di magnanimità il conduttore ha concesso benzina e visibilità anche a Guido Viale, economista ambientale: «Quando gli agricoltori del Nord sparavano merda sui poliziotti meridionali per le quote latte, la polizia subiva; invece ora forza i blocchi alle discariche: Maroni è un ministro razzista». Peccato che ai tempi di «letame selvaggio» il ministro dell’Interno non fosse Maroni, ma Giorgio Napolitano: un po’ più meridionale e un po’ meno leghista.
Ci sarà sempre uno più esagitato, è vero. Ma mai uno che pensi prima di parlare.