Nella top ten dei problemi etici anche le note stonate fanno bene

Questioni di vita & di morte (sic) è il titolo di un libro molto interessante, edito da Ares (pagg. 240, euro 15), in cui l’autore, Tommaso Scandroglio, raccoglie le opinioni di dieci autorevoli personaggi su altrettanti temi etici scottanti in questo difficile momento: aborto, fecondazione artificiale, rapporti prematrimoniali e masturbazione, contraccezione, matrimonio e divorzio, coppie di fatto, omosessualità, droga, eutanasia, legittima difesa e pena di morte.

Tutte questioni molto dibattute e sulle quali - non nascondiamoci dietro un dito - si gioca una battaglia molto violenta e spesso sleale: quella per la cancellazione della Chiesa non in sé stessa né come istituzione (che, anzi, piace molto per la sua affascinante vetustà), ma nella sua scandalosa pretesa di dirci il vero. Occorre essere molto chiari: il mondo moderno può accettare, o meglio tollerare, a denti più o meno stretti, la presenza di questa anomalia, e fare buon viso a cattivo gioco. Però nel mondo moderno non c’è nessun posto per un’anomalia come questa (a mio parere, poi, questo posto non c’è mai stato, nemmeno - in un certo senso - al tempo in cui la Chiesa trionfava nel mondo, ma su questo torneremo, se mai, un’altra volta).

Il libro è, naturalmente, pieno di giudizi opinabili, e ciò non contraddice quanto detto: come Dio, rischiando tutto di sé, si è fatto uomo - quindi precario, bisognoso - così la verità attraversa lo strumento (e il rischio) dell’opinione. Che va presa come tale, anche e soprattutto da chi è cattolico. Altrimenti sarebbero solo ordini di scuderia, o istruzioni per l’uso. Niente di categorico, dunque. Ma il libro è utile proprio per questo, e noi lo consigliamo, se non altro per un aiuto ad avere le idee un po’ più chiare (Eluana docet) su temi sui quali è meglio averle molto chiare. E non è facile (facile è essere schematici).

Un’ultima notazione riguarda - ma anche su questo torneremo presto - la gran quantità, soprattutto in campo cattolico, di libri-intervista, o di libri che raccolgono interviste. La loro ragion d’essere non è affatto chiara: a quale esigenza rispondono, soprattutto oggi?

All’esigenza di disporre di un prontuario di risposte ad hoc da tenere a portata di mano per ogni occasione? Speriamo di no. La sapienza cristiana non è uno strumento usa-e-getta, non è un’ideologia. O, forse, l’esigenza è quella, più profonda, di ricapitolare rapidamente un sapere che, in realtà, stiamo perdendo? Il cristianesimo - meglio ancora: la fede - è innanzitutto conoscenza. Forse sentiamo, senza confessarlo a noi stessi, che in tutte queste battaglie sui princìpii qualcosa si sta perdendo, o sfilacciando. Una difficoltà di raccoglimento di sé.

In altre parole: questi libri sono uno strumento o un sostitutivo?