Nella Torino del Tricolore il rosso antico di Fassino vince al primo turno

Il candidato del Pd ottiene quasi il 57% dei voti, aiutato dal traino di
Chiamparino La prima capitale italiana non vuole svoltare. Lo sfidante
Coppola fermo al 26,9%

nostro inviato a Torino

Rosso antico nella città vestita col tricolore. Rosso nostalgia nella prima capitale d’Italia. Rossi come dovrebbero diventare di vergogna certi elettori in questa Torino che, abbellitasi con i soldi stanziati a iosa dal governo “nemico” di Berlusconi, ha pensato bene di ripagare tanta generosità scegliendo ancora una volta il passato. Non la storia, ma la preistoria della politica.
Così Michele Coppola, 37 anni si arrende a Piero Fassino, 62 anni. Così un tipo come lui, giovane e scattante assessore regionale alla Cultura, messo in campo dal centrodestra, nella corsa alla poltrona di sindaco, lui che ha battuto mille e una strada, lui che ha passato al setaccio tutte e dieci i quartieri di Torino, con l’ostinazione di chi vuol trovare o almeno proporre soluzioni ai bisogni veri della gente vera, ha dovuto cedere il passo all’ennesimo dinosauro uscito dalla giurassica riserva dell’ex partito comunista.

Un esempio illuminante? Quando Michele Coppola aveva due anni Piero Fassino era già consigliere comunale nella giunta Novelli. Come dire che quel 57 per cento uscito dalle urne, che lo proietta oggi sulla poltrona di primo cittadino (contro il 28 racimolato da Coppola) rappresenta ancora una volta il retaggio un po’asfissiante di certe vermiglie sovrastrutture di una Torino che dichiara, strepita di voler modernizzarsi ma poi, al momento del voto, entra, evidentemente, in ibernazione. «A Torino moriremo comunisti», sintetizza con drammatica efficacia Vera, che presidia il telefono incandescente nel quartier generale del Pdl in corso Vittorio Emanuele. «Il nostro errore- ammette con sconsolata franchezza Agostino Ghiglia grande firma del centrodestra piemontese- è che non siamo stati capaci di far capire ai torinesi quanto Chiamparino abbia governato male».

E lui, Coppola che dice? «La sconfitta è chiara, non avendo raggiunto l’obbiettivo che ci eravamo posti cioè il ballottaggio è chiaro che io non sia soddisfatto. Gli elettori hanno scelto e hanno scelto ancora una volta la sinistra. Appena ho avuto contezza dei risultati ho telefonato a Fassino per congratularmi con lui. Un solo rammarico: quel quattro per cento che mi è stato sottratto dalla lista civetta di Domenico Coppola. Un fatto scandaloso e vergognoso che dovrebbe far riflettere su un modo disonesto di far politica e che dovrebbe venire definitivamente bandito su scala nazionale con provvedimenti ad hoc. È impensabile che con un simile escamotage molti elettori torinesi convinti di votare per me siano stati ingannati e la lista di questo tizio abbia addirittura portato a casa due consiglieri comunali». Coppola, quello vero autentico, il Coppola Michele, per intenderci, che si è mosso in questi mesi di campagna con il massimo del fair play senza sventagliare le carte d’identità sua e del suo avversario ma che adesso qualche sassolino dalle scarpe avrebbe voglia di toglierselo.

«Con tutto il rispetto provate a fermare dieci torinesi per strada e a chiedere loro quale era il programma di Fassino. È molto probabile che non sappiano rispondervi perché chi ha votato Fassino ha votato il partito di Fassino, ha votato quella parte politica, la parte politica di un personaggio che ha esaurito il suo percorso e che è venuto a concludere qui la sua parabola. Si potrebbe ben dire a pensionarsi. Mi piace comunque constatare che un torinese su tre ha scelto di votare per me e questo è decisamente un segnale, il primo segnale del grande desiderio di cambiare che in questa città, specie nei quartieri dimenticati e meno belli, io ho cominciato ad avvertire durante la mia campagna elettorale. Anch’io ho davvero creduto che in questa circostanza ci fosse la possibilità di dare gambe a quella bella idea di portare in politica volti nuovi, linguaggi nuovi, idee nuove. È un’occasione mancata ma sono convinto che oggi Torino abbia iniziato un percorso di cambiamento e rinnovamento».

Un test nazionale per il governo Berlusconi? «Francamente non lo credo. Tanto più che io ho sempre insistito per tutta la campagna elettorale sui temi e sui problemi locali. Come lo spaventoso debito pubblico della amministrazione comunale e l’ambiguità della sinistra e dello stesso Fassino sulla Tav giusto per fare due esempi. Sembra davvero una bella contraddizione. Ci sono un sacco di torinesi che hanno capito queste cose ma è pur vero che quando questa città va a votare il principio dell’alternanza che in democrazia è un principio sovrano, qui non si riesce ad attuare. Per questo sinceramente sono preoccupato per il futuro di Torino. Perché nella coalizione che Fassino si troverà a guidare c’è non si può non ravvisare già fin d’adesso l’assenza politica di decidere in modo netto senza se senza ma su alcune realizzazioni -chiave per la città. E se non si decide, se non ci si muove, la nostra Torino resterà drammaticamente indietro»