Nella Ue è allarme pensioni ma l’Italia supera l’esame

Eurolandia e Giappone sono due aree alle quali non è applicabile la stessa ricetta monetaria, cioè la politica dei tassi zero. A dirlo è il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, parlando al Foreign Correspondents’ Club of Japan di Tokyo. «Mi preme sottolineare - ha affermato Trichet - che nel nostro caso, considerando tutti gli elementi disponibili, la politica monetaria a tasso zero non sia la cosa più opportuna da fare». E ha aggiunto: «Noi non escludiamo di poter abbassare ulteriormente i tassi, ma in una misura molto limitata».
Intanto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti registra con soddisfazione la posizione tedesca nel convegno organizzato dall’Aspen Institute a Berlino. «C’è una buona apertura - spiega - della Germania sul legal standard», le regole globali sull’economia e finanza che l’Italia conta di varare al prossimo vertice del G8 in Sardegna. Un passo necessario, sostiene il consigliere della Bce Lorenzo Bini Smaghi.
E anche sul fronte pensioni, l’Italia incassa la promozione da parte di Bruxelles. Se infatti la Spagna - insieme a Grecia e Irlanda - viene indicata come uno degli Stati membri maggiormente a rischio sul fronte dell’aumento della spesa pensionistica e legata alla terza età, con un balzo in rapporto al Pil di oltre il 7% entro il 2060, l’Italia figura nel gruppo di Paesi (tra cui la Francia) dove è attesa una impennata «più moderata», non oltre il 4%, grazie alle riforme già effettuate dagli anni ’90 in poi. Germania e Regno Unito, invece, si situano in un gruppo di mezzo, quello che raccoglie i Paesi i cui costi dell’invecchiamento della popolazione vengono considerati «ancora molto elevati», con un aumento della spesa tra il 4% e il 7% del Pil nei prossimi cinquant’anni. Ma per Bruxelles bisogna agire subito, proseguendo sulla strada delle riforme strutturali, nonostante le difficoltà create dalla crisi economica. Nella bozza del Rapporto 2009 sull’invecchiamento della popolazione che la Commissione Ue adotterà prossimamente, anticipata dall’Ansa, si legge infatti che l’effetto combinato crisi-aumento della spesa pensionistica potrebbe costare in media una cifra pari al 10% del Pil pro-capite entro il 2020.