Nella valle i sindaci rossi sconfessano Prodi

Dalla maratona di assemblee emerge la delusione: impegni non rispettati, Palazzo Chigi non ha il nostro consenso

da Milano
Doveva appianare le proteste del movimento anti-Tav, ma il nuovo progetto governativo dell’Alta velocità Torino-Lione da quelle parti lo considerano poco più di un bluff: «È un dossier vuoto», taglia corto Antonio Ferrentino, ex Ds ora Sinistra democratica, sindaco di Sant’Antonino e presidente della Comunità montana della Bassa Val di Susa, che riunisce 23 Comuni.
La «maratona» di Consigli comunali nelle valli è durata un giorno intero. Alla fine una raffica di «no» si è abbattuta sul dossier che il governo sta presentando a Bruxelles. Sconfessione totale, messa nero su bianco da oltre trenta Comuni in un documento inviato alla Commissione europea che «riafferma l’assoluta non condivisione di un dossier di cui non si conosce il contenuto» e ne rifiuta la paternità: «La sua predisposizione non è attribuita e non impegna in alcun modo l’Osservatorio tecnico».
Il «tavolo» romano con gli enti locali insomma non è stato coinvolto. «Il governo si appresta a presentare un dossier senza nessun consenso», scandisce Ferrentino. Dettaglio non di poco conto. Il bando della Ue fissa infatti tre condizioni per accedere ai finanziamenti per l’infrastruttura transfrontaliera. La terza è il consenso delle popolazioni locali. Ma di requisiti non se ne rispetta neanche uno, per i sindaci delle valli. «Mancano anche la valutazione d’impatto ambientale, che dev’essere “ultimata o certa” - spiega Ferrentino - e soprattutto un progetto definitivo, e considerando i tempi degli altri, credo che non ci vorrà meno di 3-5 anni».
È su queste carenze che sarebbe fondato il ricorso al Tar che i Comuni della Val di Susa, anche quelli più «moderati», sono pronti a presentare. «Non sarebbe la prima volta, se ci sarà da farlo lo faremo - conferma Bruno Allegro, sindaco di Sant’Ambrogio, anche lui di centrosinistra - noi non abbiamo ricevuto niente, si parla di una cosa che non ci è stata proposta. I tracciati possono essere migliori o peggiori, ma l’ideale è potenziare l’esistente. Devono ancora dimostrarci che l’opera è necessaria».
Sindaco autodefinitosi «rosso» dell’amministrazione di Borgone, Simona Pognant è ancora più chiara: «Se il tracciato fosse quello che si vede sui giornali per il mio Comune sarebbe meglio, ma questo non significa niente: il problema non lo si risolve spostandolo nella valle vicina. Un conto è fare un percorso su una cartina, altro è conoscere la realtà del territorio. Se chi l’ha disegnato venisse qua si renderebbero conto che qui la Tav non ci sta e non serve a nulla. Lo ammettono tutti oramai, gli economisti e i trasportisti. Noi possiamo dire solo che resta la nostra contrarietà a qualsiasi infrastruttura devastante per il nostro territorio».
Il sindaco di Orbassano, il ds Carlo Marroni, più vicino alla presidente della Regione Mercedes Bresso e non solo geograficamente, ammette: «Per ora si tratta solo di aria fritta, e bisognerà vedere anche quali sono le politiche generali sui trasporti, ma di questo aspetto sembra che non gliene freghi niente a nessuno». Su questo è d’accordo con l’oltranzista Ferrentino, che accusa: «Sul trasporto nessuna azione è stata minimamente messa in campo nemmeno nella Finanziaria. Come sindaco il nuovo tracciato mi piace ancora meno del vecchio e mi pone problemi enormi. Sembra una cosa fatta da tecnici su una carta a 100mila. Andremo a Bruxelles come nei momenti topici. Non accetteremo nessun intervento senza la dimostrazione di una sua reale utilità. Il movimento è durato 14 anni perché non ha preso decisioni in base a chi era al governo. Noi decidiamo in base ai fatti, e non facciamo sconti a nessuno».