Nella villetta dell’orrore trovati morti quattro bebè

Graz, per quattro anni un’austriaca ha partorito e nascosto i corpi dei suoi piccini: due in un freezer, altri due nel cemento

Andrea Acquarone

Da queste parti tutto è ordinato e pulito. Talmente tanto che i prati e le montagne appaiono più verdi, le nuvole più alte, le case così geometriche e linde da sembrare quelle di un plastico. Nessuno parcheggia in divieto, raramente qualcuno supera i limiti di velocità, figurarsi i mozziconi di sigaretta per terra.
Un ordine quasi perfetto, come la sua gente ordinata. Perfino l’assassino, anzi l’assassina, è stata ordinatissima. Per almeno quattro anni: ha ucciso ma non ha sporcato, ha occultato ben quattro cadaveri ma senza mai fare rumore. Senza disturbare, senza che alcuno sospettasse qualcosa. Mai un odore strano, mai un atteggiamento equivoco. Lei partoriva e si disfaceva dei sui bebè mettendoli nel surgelatore o «cementandoli».
Ridente Graz, capoluogo della Stiria, Austria. Tutto fino a ieri, qui, scorreva tranquillo come il suo fiume, il Mur. Appena fuori dalla cerchia urbana, fra i tanti che si arrampicano sulla montagna, c’è uno chalet bifamiliare bianco, con il tetto spiovente e i balconi in legno. Qui fino a mercoledì ci viveva una coppia tranquilla, «ordinata» e anonima. Lei, ragioniera trentaduenne, Gertrud A., impiegata come contabile in una stazione di servizio, naturalmente persona stimatissima dai pochi vicini e amici; lui, Hannes G., falegname di 38 anni, un matrimonio fallito alle spalle e tre figli lasciati all’ex. La coppia conviveva da otto anni e dal 2000 abitava nella pacifica villetta bianca: un piano era loro, l’altro di un tassista e della sua famiglia.
È stato proprio quest’ultimo, con orrore, a dare l’allarme. Cercava una vaschetta di gelato ma dal freezer in cantina, utilizzato in comune, ha preso il sacchetto «sbagliato»: dentro c’era il cadavere di un neonato. Sconvolto - prima di fare i bagagli e scappare con moglie e figli da casa - ha chiamato la polizia. Manette per Gertrud e Hanness, quindi i sopralluoghi. Era solo l’inizio. La seconda sorpresa i gendarmi l’hanno avuta in laboratorio, dove avevano trasportato il frigo per gli esami: tra pacchetti congelati di frutta, verdura e carni ecco saltar fuori il secondo corpo di un neonato. A quel punto si è deciso di allargare le ricerche, perlustrando non solo lo chalet ma anche i dintorni. Il fiuto dei cani nel giro di un giorno ha trovato il resto dell’orrore. In una segheria in disuso a pochi metri dalla casa, sotto una catasta di legna c’era un secchio, di quelli da muratore, con dentro un terzo corpicino, quello di una bambina, ricoperto di cemento. Secondo i primi rilievi la piccina sarebbe stata lì da almeno due anni. Ieri mattina l’ultimo, macabro ritrovamento: un «lupo» ha scoperto in giardino, un quarto corpo, anch'esso «cementato» e sepolto sotto un mucchio di roba vecchia.
Incredibile la «confessione» della donna che ai poliziotti ha detto di non essersi accorta di essere incinta: di avere partorito ogni volta all'improvviso, nella vasca da bagno piena d'acqua, e poi di essersi liberata dei neonati.
Se siano stati uccisi, oppure se si tratti di bimbi nati morti, dovrà stabilirlo l'autopsia. Persino il convivente assicura di non saperne nulla. Sono state disposte le analisi del Dna, per verificare se sia lui il padre dei quattro bimbi. Lui, come fosse cascato da quelle nuvole che scorrono alte e veloci sulla montagna, giura di non sapere nulla di tutta la vicenda. Anzi, di non essersi mai neanche accorto delle gravidanze della sua compagna.
Il disordine, qui, è mentale.