Nell'altro Giappone tra acque termali giardini e capolavori

Non solo a Tokyo e a Kyoto: viaggio tra le città di Yamanaka Onsen, Takayama e Kanazawa per immergersi nel «Sol Levante»

Elena Pizzetti

Il bosco di aceri si riflette nell'acqua e anche l'aria sembra virare al verde. Il corpo accuratamente lavato, come vuole la tradizione, si abbandona al calore della vasca. The Kayotei è un hotel ryokan, in stile tradizionale giapponese, a Yamanaka Onsen, località termale vicino alla città di Kanazawa nella prefettura di Ishikawa (circa 3 ore da Tokyo in Shinkansen, l'alta velocità nipponica). Con indosso lo yukata, il chimono in cotone che i ryokan hotel mettono a disposizione, e il calore sulla pelle, si ritorna in camera. A terra, la geometria del tatami e sulle pareti le ombre oltre la carta di riso. La cena in kaseky-style, piccole pietanze, innaffiata di saké locale è un viaggio sensoriale nella raffinatezza del Giappone.

La località è uno scrigno di tesori. Qui artigiani-artisti che si sono definiti «Artisans for the future» lavorano secondo metodi antichissimi. Si impara a fare la soba, spaghetti di grano saraceno, da Dankura; si scoprono le fasi di lavorazione di oggetti in legno laccato da Kobo Senju; la finissima porcellana Kutani-yaki da Shigeo Fujisawa, e poi la carta tradizionale, la salsa di soya, il riso biologico, il sakè e i Wagashi, dolci tipici.

Vicino c'è Kanazawa, la città dei samurai che visse il suo massimo splendore alla fine del 1500 sotto la dinastia della famiglia Maeda e molto famosa per la produzione delle sottilissime foglie d'oro. Si passeggia negli immnensi giardini di Kenroku-en, tra laghetti, carpe, muschio e aceri. Vicino, il castello, ricostruito in parte secondo il metodo tradizionale con legno a incastro, è ricoperto da tegole in piombo smaltate di bianco che ricordano una nevicata. In città si visita il quartiere dei samurai, dove la residenza originale della famiglia Takada conserva uno dei giardini più belli del Giappone nel quale muschio e ruggine raccontano l'armonia dello scorrere del tempo.

Nel quartiere Higashi chaya sopravvive il mondo fluttuante delle geishe, con i chaya, le caratteristiche case da tè, dove ancora le geiko, come vengono chiamate qui, si esibiscono in canti, danze e suonano lo shamisen, strumento a tre corde, per i loro facoltosissimi clienti. Un percorso di formazione il loro lungo e costosissimo che salvaguarda immutato l'antico ideale di femminilità. E' un mini museo l'antica casa da tè Shima, uno scampolo di quel «mondo dei fiori e dei salici» che ancora il Giappone alle sue tradizioni.

Per vivere uno dei riti giapponesi più noti si va nella stanza per la cerimonia del tè Saisetsu-tei, circondata dal seicentesco Gyokusen-en Garden, dove la proprietaria, la signora Nishida, presiede il cerimoniale: un rituale intriso di purezza e di armonia che accompagna la degustazione del matcha (polvere di tè verde coltivato all'ombra e cotto al vapore).

Il salto nella modernità è nel Museo d'arte del 21° secolo, realizzato dal celebre duo SANAA: spazi luminosi, minimalisti e trasparenti, dove espongono artisti del calibro di Leandro Erlich la cui Piscina è divenuta l'icona del museo. E' invece un'architettura da «meditazione» il museo dedicato a Daisetsu Teitaro Suzuki, tra i più grandi filosofi del buddismo.

Una visita tra i luccicanti crostacei del Mercato Omicho, e si parte per Takayama nella prefettura di Gifu, circondata dalla corona delle alpi giapponesi, famosa per gli abilissimi carpentieri e i suoi carri cerimoniali chiamati Yatai protagonisti di due coloratissimi festival: il Sanno Matsuri in onore della primavera il 14 e 15 di aprile, e quello di Hachiman che festeggia l'autunno il 9 e il 10 ottobre. Si visitano la grande Jinya, il palazzo del Governatore, con l'adiacente magazzino di riso, il più grande del Giappone, il tempio di Hida Kokubun-ji, l'antico quartiere di Sanmachi-suji con le sue antiche rivendite di sakè e si imparano alcuni segreti culinari al Green Cooking Studio, atelier laboratorio (green-cooking.com). Alle 23, il suono del gong in strada, che ricorda a tutti di spegnere il fuoco per evirare gli incendi, sembra un'eco del passato.

L'indomani è il verde delle Alpi a essere protagonista nei villaggi tradizionali di Hida e di Ainokura, patrimonio Unesco, con le case gassho-zukuri (a forma di mani che pregano) dal tetto in paglia molto spiovente, dove si coltivavano bachi da seta. Il viaggio nel tempo continua.

Per maggiori informazioni: www.turismo-giappone.it.