Nelle carte in mano al giudice il nome del killer di Simonetta

L'ora della morte stabilita all'inizio dell'inchiesta sarebbe sbagliata. Le tracce lasciate dal fidanzato della ragazza non bastano ad accusarlo

da Roma

«Il nome dell’assassino di Simonetta Cesaroni è nelle carte dell’inchiesta. Si nasconde lì, come diceva Claudio, il padre della ragazza». Per Lucio Molinaro, l’avvocato della famiglia Cesaroni, l’iscrizione nel registro degli indagati (per il reato di omicidio volontario) di Raniero Busco - l’ex fidanzato della giovane uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 a via Poma, negli uffici romani dell’associazione Ostelli della gioventù - «non rappresenterebbe alcuna svolta». Ieri mattina il legale ha avuto in Procura un incontro con i pm Roberto Cavallone e Ilaria Calò, titolari dell’inchiesta sul controverso delitto. «Resto convinto - spiega Molinaro - che Raniero Busco non c’entri nulla con questa storia e che quella traccia biologica, costituita dalla saliva rinvenuta sul corpetto della povera Simonetta, non possa affatto rappresentare prova della sua colpevolezza. Ritengo che la posizione del ragazzo, la cui unica colpa era quella di avere avuto un rapporto sentimentale con Simonetta, sia destinata ad essere archiviata entro breve».
Ma al di là del Dna sul reggiseno della vittima «compatibile» con quello dell’ex - «che resta sì integro anche a distanza di anni, ma non basta per fornire prove esaustive», ricorda il professore di genetica all’università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli - per il legale della famiglia Cesaroni «le piste da battere sono altre: è sufficiente leggere con attenzione i verbali di interrogatorio acquisiti negli anni». Quindi Molinaro scende nei dettagli: «Gli inquirenti stanno impazzendo su due elementi fondamentali». Il primo è l’orario della morte di Simonetta. Inizialmente si riteneva che fosse tra le 17,40 e le 18. Cioè dopo la telefonata alla collega Luigia Berrettini fatta, secondo il racconto di quest’ultima, alle 17,30: un orario che tuttavia sarebbe «incompatibile con i residui di cibo trovati nello stomaco, se è vero che l’ultimo pasto fu consumato intorno alle 13,30». Per il legale quindi l’ora della morte andrebbe anticipata tra le 15,30 e le 16. Una novità che imporrebbe una verifica degli alibi forniti dalle 31 persone finite nel mirino della Procura. Ultimo, ma per Molinaro non secondario elemento, è quello legato a Salvatore Volponi, socio dell’allora datore di lavoro di Simonetta, che quella sera scoprì il cadavere insieme con la sorella della Cesaroni, Paola. «Volponi - conclude l’avvocato - disse agli inquirenti che attendeva per le 18 una telefonata, mai arrivata, della vittima che avrebbe dovuto confermargli di aver terminato l’inserimento dei dati nel computer. Mi risulta che per due volte si sia sottratto, per motivi di salute, a un confronto in Procura con Paola Cesaroni. So che questo è un capitolo che i magistrati vorrebbero approfondire, dopo aver incrociato le varie dichiarazioni. Quella sera infatti, giunto in via Poma, l’uomo diede a Paola l’impressione di sapersi orientare bene in quel dedalo di palazzi».