Nelle fabbriche cresce l’estremismo Così torna il clima degli anni Settanta

RomaSarà vero, forse. Come emerge in maniera bipartisan. Parliamo di un gruppetto di «teppisti organizzati», «isolati contestatori». È fuor di dubbio che sia così, se si estrapola dal contesto il numero delle persone coinvolte nel blitz torinese dello Slai Cobas. Quaranta, cinquanta... Ma il contesto conta eccome, dinanzi a una tensione sociale che rischia d’impazzire. E vorrà dire qualcosa se a condannare l’assalto degli autonomi a Gianni Rinaldini, leader Fiom, ci pensano pure il manifesto, l’Altro e il leader dell’area più a sinistra della Cgil, Giorgio Cremaschi. Uno che di lotta dura se ne intende, ma che chiede il loro isolamento. Insomma, sottovoce si diffonde una timida paura. Paura per quell’odio già visto, che si riversa nello specifico sulla Fiat. Ma anche, forse soprattutto, sul sindacato giudicato troppo debole con i forti, con i padroni. Insomma, paura per un sequel di un drammatico film in bianco e nero, Anni 70, che riaffiora alla memoria.
Ma tant’è. Quelli dello Slai lunedì spiegavano: «Sappiamo benissimo che Fim, Fiom e Uilm non difendono gli interessi dei lavoratori, ma vogliono solo ottenere una gestione concertativa del piano di ristrutturazione della Fiat e della crisi più in generale». E a Torino, aggiungevano, «vogliamo esserci», anche per non lasciare loro il monopolio della «risposta operaia». E poco importa che Guglielmo Epifani non abbia partecipato, lo scorso 22 gennaio, al «golpe» sulla riforma del modello contrattuale. In ogni caso, «chi oggi “sogna” una Cgil che si riavvia sul terreno della lotta di classe - si legge in un documento pre-congressuale di fine 2008 - scambia lucciole per lanterne», perché espressione di una sinistra istituzionale che «ancora racconta che padroni e lavoratori sono sulla stessa barca».
Quindi, va respinto il piano Marchionne, che ha portato alla «contestuale deportazione al reparto-confino di Nola di 320 lavoratori», trasferiti da Pomigliano, la metà dei quali iscritti proprio allo Slai. Che tra i principi fondamentali, nello Statuto, «individua nel conflitto e nell’antagonismo sociale le basi irrinunciabili per la difesa della democrazia». Nessuno, però, s’azzardi a dire che Rinaldini è stato aggredito. Anzi, si spiega, «si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato», visto che il «parapiglia» è stato avviato da «qualcuno dei confederali», che «ha innescato una violenta provocazione per impedire» ai rappresentanti Cobas di prendere la parola. E poi, semmai, «Rinaldini è scivolato», dichiara Francesco Rizzo, membro dell’esecutivo. Anzi, «ha simulato», incalza Vittorio Granillo, del coordinamento, che annuncia di voler querelare il leader Fiom. Verrebbe da dire, cornuto e (quasi) mazziato.
Ma non finisce qui, per Rinaldini, visto che sono «tempi duri per i troppo buoni». Lo fa intendere «combat», nick-name usato da chi manda in Rete un commento ad hoc, raccolto da il pane e le rose, uno dei siti «portavoce» delle istanze operaie. Il messaggio è chiaro: «“Cari” signori parassiti, della politica e del sindacato, di sinistra e di destra, dovete sapere che ci avete definitivamente rotto i cogl....». Non manca il post-scriptum: «Ci dispiace per quanti avevano sperato e aspettato “discese in campo” della Fiom al fianco dei lavoratori...noi preferiamo queste “discese”...dal palco!».
A dire la sua, stavolta su YouTube, primo a commentare il video sulla contestazione, è invece “1BNH9”: «Rinaldini venduto, confederali servi! Basta sacrifici!». E se si clicca sul profilo utente, si legge: «Sempre pronti ad assaltare il cielo...». Foto a corredo? Un ragazzo, per strada, intento nel lancio di un oggetto. L’ultimo dei messaggi che riceve lo lascia «guerrieromongolo75»: «Sempre pronti ad assaltare anche e soprattutto i palazzi! Faremo dell’Italia un nuovo Paese Socialista! Potere alla classe operaia, niente ai padroni e loro servi!».