"Nelle liste del Pdl niente corrotti"

Berlusconi: "Non c’è nessuna nuova Tangentopoli, semmai casi che vanno
perseguiti e sanzionati"

nostro inviato a Riccione (Rimini)

«Siamo i soli che possono cambiare l’Italia». Sembra dispiaciuto Silvio Berlusconi quando chiude la telefonata con i mille di Rete Italia radunati a Riccione. «È disperante cercare interlocutori aperti al dialogo. Quelli che ci sono hanno tradito le nostre aspettative. Così il compito di cambiare il Paese resta soltanto nelle nostre mani». Il premier non chiude le porte al centrosinistra nemmeno all’inizio della campagna elettorale, e lo fa in un luogo di dialogo come è l’associazione che fa capo a Roberto Formigoni: «Costruire il bene comune è il titolo del vostro raduno. Ed è il fine per cui siamo in politica ed è quello che facciamo dal 1994. È nel Dna nostro e del Pdl».

Ma a sinistra c’è il muro contro muro. «Noi costruiamo, loro distruggono il lavoro altrui. Sono concezioni diverse della politica. Loro sono disperati per la perdita di consensi e si aggrappano a demolire i servitori dello stato con accuse assurde». Gli esempi, cita Berlusconi, sono Napoli e l’Abruzzo: «Sembra che il caso di Napoli sia stato dimenticato. Allora meglio ricordare che quella grande città era letteralmente sommersa dai rifiuti a seguito del malgoverno di Prodi, e se non facevamo qualcosa subito quella vergogna sarebbe stata messa sul nostro conto. Per mesi le immagini di Napoli diffuse dalla stampa mondiale hanno prodotto danni incalcolabili. I responsabili di quello sfascio e della sconfitta dell’amministrazione pubblica non si sono scusati e ora hanno il coraggio di attaccare questo governo e il sottosegretario Bertolaso al quale invece dovrebbero fare un monumento».

Berlusconi parla di «una furia autodistruttrice» che percorre l’Italia e ha il suo apice nelle «indagini giudiziarie contro chi affronta con efficienza le catastrofi naturali». È un’«ondata di negatività che annulla i risultati, calpesta le persone, travolge tutti gli sforzi fatti per migliorare il Paese. La ricostruzione in Abruzzo è una delle pagine più nobili della nostra storia recente e vogliono farla passare come un’opera di affari sporchi e corruzione».
L’Abruzzo invece è «un miracolo». «Andate a vedere come sta chi ha perso la casa per l’uragano Katrina o i terremotati di Giappone e Cina. Siamo orgogliosi di aver dato un tetto a 40mila persone in dieci mesi, costruendo alloggi sicuri ed eleganti. Dobbiamo ripristinare la verità, bisogna far prevalere la ragione e il buonsenso rispetto agli istinti belluini di chi mette a repentaglio gli interessi del paese per calcoli politici meschini».

Non c’è una nuova tangentopoli alle porte: Berlusconi l’ha già detto, e l’ha ripetuto chiudendo la «tre giorni» di Rete Italia. «Semmai - ha precisato nel collegamento telefonico - ci sono casi isolati che vanno perseguiti e sanzionati. Noi siamo garantisti ma abbiamo detto che non ci sarà nelle nostre liste alcun personaggio compromesso in modo certo. Su questo vigileremo con attenzione. Non accettiamo lezioni di moralità da questa opposizione. La nostra moralità è non soltanto di non rubare, ma anche di mantenere gli impegni presi con gli elettori in campagna elettorale».

L’attacco di Berlusconi all’opposizione è stato durissimo. «Ho capito, anche se non l’ho mai applicato, che la politica è scontro, anche aspro. Ma deve avere delle regole. Per evitare che lo scontro diventi distruttivo bisogna rispettare due condizioni: il rispetto delle persone e il riconoscimento di un interesse nazionale superiore a quello delle parti. Noi abbiamo sempre concesso fiducia ai leader della sinistra. Abbiamo sperato in Veltroni quando sembrava che volesse cambiare strada, e pensavamo che anche Bersani volesse fare una cosa buona».

Invece i vari leader del Partito democratico «alla prova dei fatti hanno tradito le nostre aspettative, e con ciò soprattutto quelle dei cattolici che militavano in quel partito e ora hanno dovuto prenderne atto. Il Pd è diventato un partito sempre più estremista e laicista, al traino dei radicali e di un movimento eversivo come quello di Di Pietro. E tutto sotto il controllo del super-partito di Repubblica. Questa è la fotografia della situazione. Non ci sono interlocutori aperti al dialogo, così il compito di cambiare il Paese resta soltanto nelle nostre mani».
Il premier fa appello a tutti i cattolici, in particolare a quelli che si identificano in Formigoni.

«Abbiamo bisogno di voi. Dobbiamo comunicare positività e fiducia, creare un clima più sereno per realizzare i nostri propositi. Ci vogliono giovani cattolici in politica come auspicato dal cardinale Bertone per modernizzare l’Italia in coerenza con i nostri principi e le nostre tradizioni. E spero che il vento di cambiamento possa arrivare anche in Emilia Romagna».