Nelle madrasse si predica rancore

Caro direttore, mi stupisce la patetica ingenuità del card. Martino che facendosi portavoce della Santa Sede, auspica che l’insegnamento del Corano possa entrare nelle scuole italiane.
Evidentemente lui pensa che nelle «Madrasse» (scuole islamiche) ci si limiti a studiare piamente e pacificamente come nel nostro catechismo la morale e la religione.
In teoria così dovrebbe essere. Ma, apriamo gli occhi e svegliamoci; la realtà è un po’ diversa. L’Iman (l’insegnante religioso), dotato di colorita e prolissa eloquenza, prende un precetto che può essere: politico giuridico, morale o religioso, lo elabora secondo un suo schema e lo presenta agli ascoltatori.
Solitamente si tratta di mettere in evidenza la superiore cultura islamica su quella cristiana (in primis) e su le altre, illustrare il degrado e la depravazione della vita occidentale e la sudditanza economica imposta dall’Occidente per soggiogare il mondo islamico etc.etc.
Ciò è sufficiente per accendere gli animi di sacro odio e massimo rancore verso gli occidentali. Così si passa e si pensa a come ribellarsi a questi «soprusi» di cui si ritengono vittime e quali contromisure adottare contro il perfido Occidente.
Le proposte sono tante e le più svariate, l’uditorio è ben «caldo» per accettare ogni suggerimento; ciò che fa maggiormente breccia nel loro animo esaltato è la reazione violenta ed esasperata per la lotta armata e ogni forma di terrorismo.
A questo punto l’Iman può ritenersi soddisfatto: ha raggiunto il suo scopo e può lisciarsi con voluttà l’affluente barba.
Se ritiene opportuno può citare alcune delle 141 Sure (capitoli), indi, con forbito linguaggio può invocare sui fedeli la benedizione di Maometto e, spronare l’uditorio alla lotta armata contro gli infedeli, ciò con buona pace del card. Martino. Sì questo potrebbe avverarsi nelle future scuole islamiche in Italia.