Nelle mani dei pm i segreti di Brenda La conferma: è morto per asfissia

Dal recupero della memoria del computer bagnato del viado brasiliano i magistrati si
attendono nomi, appunti e foto. E forse pure la soluzione del giallo. Caccia al secondo telefonino sparito dopo quello rubatogli 15 giorni fa. <a href="/interni/la_conferma_morto_asfissia_era_stordito_alcol_e_farmaci_il_corpo_non_ha_segni_violenza/22-11-2009/articolo-id=400860-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Morte per asfissia</strong></a>, era stordito da acol e farmaci e niente segni di violenza

Roma Molto più che un pc. Nel computer portatile ritrovato a casa di Brenda, bagnato e abbandonato sul lavandino della cucina, si nascondono molte delle risposte al mistero della morte del transessuale brasiliano, coinvolto nell’affaire Marrazzo.
Con lui l’ex governatore aveva avuto qualche appuntamento. Ci sono proprio Brenda e Michelle, un altro trans, nelle immagini del secondo video che ha Marrazzo tra i protagonisti. Un video «privato», ambientato in un’abitazione nella disponibilità del politico, ma girato «tra consenzienti». E che in quanto tale, spiegano in Procura a Roma, non era alla base di alcun ricatto, restando fuori dalle indagini sul caso che ha portato alle dimissioni dell’ex presidente della giunta laziale.
Ma se Brenda è stato ucciso, e se l’omicidio è legato alla vicenda del presunto ricatto a Marrazzo, come mai quel portatile è stato lasciato lì? Il presunto assassino, se è entrato in casa e ha appiccato il fuoco al trolley provocando l’incendio che avrebbe ucciso Brenda, poteva portarlo via. E averlo bagnato può impedire al pc di funzionare, ma di certo non cancella i dati dall’hard disk. Difficile spiegare la «doccia» al pc anche se Brenda avesse deciso di togliersi la vita, e quel portatile nel lavello resta un mistero anche nell’ultima ipotesi, quella di un incidente domestico che avrebbe scatenato l’incendio.
Proprio dai file del disco rigido, peraltro, potrebbero arrivare sorprese. Nel portatile di un trans che viveva prostituendosi presumibilmente vi sono nomi e appunti, se non immagini e filmati, potenzialmente imbarazzanti per i clienti. Uno di loro era Piero Marrazzo. E non è certo detto che fosse l’unico frequentatore «eccellente» della casa di via Due Ponti, a Roma Nord. Era stata Natalie - il trans immortalato con Marrazzo in via Gradoli nel giorno dell’irruzione dei carabinieri, nel luglio scorso - a tirare in ballo «Brendona», il suo debole per droghe e psicofarmaci, e a dire di aver in passato messo in guardia «Piero» dal frequentarlo, proprio perché poteva farlo «finire nei guai». Nell’ambiente dei trans, tanti ipotizzavano che Brenda filmasse video dei clienti per poi ricattarli. Un dettaglio che però non aveva trovato riscontri negli interrogatori del trans morto due giorni fa. Anche se, per giorni, si erano rincorse voci su altri personaggi noti finiti - o a rischio di finire - in una rete di ricatti. Politici di entrambi gli schieramenti, celebri sportivi, giornalisti televisivi.
Ma i punti interrogativi sono tanti. Possibile che nelle perquisizioni a casa dei trans, effettuate nei giorni successivi all’arresto dei carabinieri che avrebbero tentato di ricattare Marrazzo, non fosse stato sequestrato il pc di Brenda, o almeno clonato il suo hard disk, visto che gli inquirenti cercavano video e prove dell’esistenza di una rete per incastrare vip con un debole per i transessuali? A molte domande, ovviamente, risponderà il recupero dei dati dalla memoria del computer, che al momento sta ancora asciugandosi dall’insolito «bagno» nella casa che bruciava.
Gli esami sul laptop verranno affidati dai pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli a un perito. Ma i tempi potrebbero allungarsi, poiché l’accertamento tecnico sui dati nascosti nel portatile potrebbe avvenire come incidente probatorio, in quanto irripetibili. «Non escludiamo di chiederlo», ammette a caldo anche l’avvocato Walter Biscotti, che da ieri, insieme al suo collega Nicodemo Gentile, ha assunto la tutela della madre di Brenda, parte offesa nell’indagine. «Saremo a Roma da lunedì - spiega l’avvocato da Perugia - e cominceremo a mettere in atto le prime attività difensive».
Non c’è solo il pc, comunque, al vaglio delle attenzioni degli investigatori. Nell’appartamento annerito dal fumo in cui Brenda ha trovato la morte non è stato ritrovato alcun telefono cellulare. Brenda infatti ne aveva due, e il primo gli era stato rubato durante l’aggressione di cui era stato vittima lo scorso 8 novembre poco lontano da casa sua. Quell’aggressione, che sembrava una banale lite con alcuni ragazzi dell’Est europeo, e che si era conclusa con Brendona ricoverato e dimesso con cinque giorni di prognosi, ora torna d’attualità. Dalla Procura confermano l’interesse a recuperare il secondo telefono, che potrebbe nascondere informazioni utili per le indagini. Nomi, numeri o, ancora una volta, immagini. Quei file digitali sono l’eredità di Brenda, che avrebbe compiuto 32 anni la prossima settimana. Lui ora è morto, ma qualcuno continua a tremare: i suoi segreti non sono bruciati nel monolocale. Ma sono finiti nelle mani dei pm.