Nelle moschee si predica contro le donne ma nessuno caccia quegli imam dall’Italia

È normale e tollerabile che dal pulpito di una moschea italiana, magari costruita con contributi pubblici, un sedicente imam affermi che le donne possono essere picchiate in quanto senz’anima e simili a bestie? Ed è tollerabile che i fedeli, morigerati e zelanti, dopo la predica, ritornino a casa e massacrino le proprie mogli di botte, provocando addirittura ripetuti aborti? Questo episodio, l’ennesimo di una lunga serie, non è accaduto in un lontano Paese incivile in cui si consumano riti tribali, ma a Verona, nel cuore del civilissimo nord e nell’indifferenza più totale. E allora ancora una volta sorgono istintive tante domande.
Perché costoro, colpevoli di reati gravi e continuati, non vengono espulsi per direttissima o condannati? Perché non si controlla ciò che si dice nelle moschee e si lasciano questi imam liberi di delinquere e di propagandare odio? Quanto ci vuole a comprendere che chi non accetta di sottoscrivere la nostra Carta dei valori e dei diritti umani non può entrare e risiedere nel nostro Paese e tanto meno ottenere la cittadinanza italiana, il che sarebbe uno sfregio al buon senso?
L’Italia non deve temere solo chi vuole entrare per compiere attentati, ma anche e soprattutto le idee che attraversano la frontiera e i comportamenti distorti e inconciliabili dei singoli, che possono rappresentare nel tempo la vera minaccia per la nostra società, come la cronaca quotidiana dimostra. L’annunciata intenzione del governo di facilitare la concessione del visto di ingresso a tutti, senza alcun filtro a monte e senza preoccuparsi del rischio connesso, è a mio parere un atto irresponsabile, che pagheremo molto caro per generazioni a venire.