«Nelle Regioni più incarichi che consiglieri»

«L’origine dei mali è il consociativismo periferico»

Laura Cesaretti

da Roma

Nelle regioni italiane oramai ci sono «più incarichi che consiglieri», rileva piuttosto indignato Pierferdinando Casini. Il presidente della Camera prende spunto dalle inchieste giornalistiche sulla finanza allegra di enti locali e governi regionali per stigmatizzare un fenomento di malcostume che, nel nome del federalismo e dell’autonomia decisionale delle nuove amministrazioni, sta dilagando in tutta la penisola, con particolare concentrazione nel Mezzogiorno.
«In Italia c'è un gigantesco trasferimento di responsabilità», denuncia Pierferdinando Casini. «Guardiamo quanto sta accadendo in questi giorni nelle regioni, con una denuncia di sprechi impressionanti, con più incarichi che consiglieri regionali cui distribuirli». Il caso evocato dal presidente della Camera riguarda la Campania: nel regno del diessino Antonio Bassolino la moltiplicazione delle poltrone (con annessa prebenda), generosamente spalmata su maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra, è stata tale che ci sono appunto più incarichi a disposizione che consiglieri, che pure non sono pochi: 77 posti contro 60 eletti. Neanche a Gesù coi pani e coi pesci era riuscito un tale miracolo: Bassolino ha persino raddoppiato il Mare Nostrum, creando una commissione «Risorsa Mare» e una «Mediterraneo», e bravo chi scopre la differenza. E Casini si accalora, puntando il dito contro le nuove amministrazioni di centrosinistra, che avevano promesso rinnovamento e moralità: «Di fronte alla denuncia di questi sprechi, però, o mi sono sbagliato o non ho visto nessuna indignazione venire da sinistra, a livello locale». A sollevare il caso infatti sono stati gli organi di informazione, e poi «qualche critica è arrivata, ma solo da Roma», sottolinea Casini ricordando gli interventi di Piero Fassino, di Giorgio Napolitano e degli esponenti della minoranza ds Salvi e Mussi. «Ma nelle Regioni oggetto delle denunce nessun esponente dell'opposizione si è indignato. Queste poltrone - ha concluso - vengono istituite per riuscire a chiudersi nel neoconsociativismo periferico che unisce sia la maggioranza che l'opposizione». Così, con una bacchettata inflitta alla sinistra, ma anche alla destra che ha aspettato le inchieste dei quotidiani per cavalcare la protesta, il presidente della Camera ha levato la sua protesta contro sprechi e malcostume regionali, intervenendo al seminario sul partito unico della Cdl organizzato dalla Fondazione Magna Carta.
Bassolino and Co. hanno però trovato anche un paladino, anzi un «difensore civico» come lui si autodefinisce: Clemente Mastella, che se la prende con «moralisti e Robespierre» e assicura che «su Bassolino ci metto la mano sul fuoco, il suo rigore morale è quello di sempre». E che la politica fatta col manuale Cencelli «è il massimo della democrazia». Spara a zero invece Achille Occhetto, chiedendo di «incidere il bubbone alla radice», rompendo «la copertura a sinistra di una pratica diffusa, da stroncare sul nascere». Mentre il coordinatore della segreteria ds Vannino Chiti definisce «un errore anche simbolico» la moltiplicazione delle commissioni.