Nelle regioni rosse tutti contro Prodi

Sondaggio per "il Giornale": in Emilia e in centro Italia sette su 10
criticano la politica di Prodi. E quasi sei su 10 gli danno
l’insufficienza

Milano - Che la salute del governo sia via via più cagionevole è sotto gli occhi di tutti. Ma se l’ennesimo sondaggio, effettuato per il Giornale dalla Ferrari Nasi & Grisantelli, registra la straordinaria bocciatura dell’esecutivo Prodi, qualcuno a sinistra dovrebbe decidersi a correre ai ripari. Oppure sperare soltanto che il definitivo coma profondo arrivi il più tardi possibile. Appeso a un filo e al soccorso rosso di un manipolo di senatori a vita, il centrosinistra delude gli italiani giorno dopo giorno. Divisi, litigiosi e quindi ingolfati nelle questioni più importanti da prendere siano esse le pensioni, la giustizia, le grandi opere, i conti pubblici, i partiti della maggioranza perdono consensi in maniera vistosa. Una vera e propria emorragia. Nel misurare lo stato di malessere dei cittadini, emerge però un dato che dovrebbe preoccupare non poco D’Alema e compagni: anche le regioni rosse adesso hanno voltato le spalle a questa maggioranza.
Ma vediamo nel dettaglio le risposte a un sondaggio effettuato dal 18 al 21 luglio scorso, su un campione rappresentativo degli italiani. All’affermazione che «in generale l’attuale governo non riesce a condurre una politica fluida e coerente per via delle tensioni interne e delle differenze d’opinione tra i diversi partiti», ben il 76,7 per cento degli intervistati si sono detti d’accordo. Solo il 13,4 per cento (poco più di un cittadino su dieci) contesta questo dato. Particolarmente interessante l’analisi dei risultati da un punto di vista geografico. Che i più critici, infatti, risiedano nel cosiddetto triangolo industriale (Torino, Genova, Milano) è quasi scontato (l’82,7 per cento boccia Prodi); meno il fatto che anche nella «zona rossa» questo governo non piaccia affatto. Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche, tradizionalmente sponsor e iper indulgenti con la sinistra, adesso voltano le spalle al Professore: sette su dieci lamentano l’incoerenza di un esecutivo raffazzonato e traballante. E anche il Meridione ha qualcosa da dire, visto che il 76,8 per cento si dice insoddisfatto. Prodi scontenta un po’ tutti: dall’alta borghesia (otto su dieci vorrebbero silurarlo) alla piccola borghesia (81,3 per cento) al proletariato (ben il 74 per cento non gli riconoscono capacità governative). Insomma, anche Cipputi piange. Ed è pure difficile trovare un elettore di sinistra che di Romano sia soddisfatto. I meno critici sono i Ds, visto che «solo» il 65,7 per cento ha riconosciuto che l’esecutivo zoppica troppo. Più scontenti quelli della Margherita (74,9%) e di Rifondazione (79,5%).
Ma tiriamo le somme di un anno di Unione a Palazzo Chigi. «Quale valutazione al governo e al suo operato fino ad ora?». Nell’insieme, il risultato è pessimo: «Negativa» per quasi sei italiani su dieci (59,2%); «Positiva» per soli tre su dieci (30,3%). Anche in questo caso, il giudizio più tranchant arriva dalla parte più sviluppata e ricca del Paese, ma neppure nelle regioni «amiche» le valutazioni sono benevole, posto che la bocciatura arriva da ben il 56,8 per cento degli intervistati. Pollice verso da parte del proletariato (57,3%), e della piccola, media e alta borghesia (dal 53 al 63%).
Militanti o solo simpatizzanti del centrosinistra lanciano un messaggio forte e chiaro a Prodi: così non va. I più duri sono quelli di Rifondazione comunista visto che ben il 39,9 per cento, a distanza di un anno, si dice non soddisfatto di questo governo. Ma non solo la sinistra radicale arriccia il naso. Romano ha fatto male per il 27,4 per cento degli elettori della Quercia e per il 23,7 per cento dei simpatizzanti della Margherita.
Dividendo i supporter dell’Unione in sinistra radicale e partito democratico, emerge che tra i primi, tre su dieci condannano il Professore; tra i secondi poco meno (28,3%). Insomma, i segnali che l’esecutivo sia al capolinea arrivano da tutte le parti.