È nelle scuole che si impara l’integrazione

A settembre, mezzo milione di bambini e ragazzi stranieri siederanno tra i banchi delle scuole italiane, 70mila in più rispetto a un anno fa. Se il 40 per cento degli stranieri si concentra nella scuola primaria, il loro numero nelle superiori è in aumento. Si parla di 100mila studenti di cui 80mila negli istituti tecnici e professionali. Lo rivela un rapporto congiunto di Caritas e Unicef sulla condizione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera nel nostro Paese, presentato nei giorni scorsi a Roma.
La scuola diventa dunque prioritaria quando si parla d’integrazione, anche se resta molto da fare per inserire questi ragazzi sospesi tra due mondi. L’area geografica con la percentuale più alta di alunni stranieri si conferma il Nord-Est. Tra i comuni capoluogo è Milano ad avere l’incidenza più alta con circa il 12 per cento. Il rapporto rivela inoltre che le percentuali di insuccesso scolastico sono superiori rispetto a quelle che si registrano tra gli italiani: nelle superiori, oltre il 25 per cento degli studenti stranieri, in pratica uno su quattro, ha manifestato delle difficoltà evidenti. Sono dati interessanti se confrontati con quelli della ricerca della Bocconi e dell'University College di Londra, resa nota sempre in questo periodo.
L’indagine rivela che gli italiani sono in media meno istruiti degli immigrati clandestini. Ciò nonostante, solo una metà di loro lavora, e sempre svolgendo le funzioni più elementari. Nella classe di età tra i 25 e i 64 anni, il 41,1 per cento di loro dichiara di essere in possesso di un diploma di scuola superiore e il 12,1 per cento di istruzione universitaria. Gli italiani della stessa età in possesso del diploma di scuola superiore sono il 33 per cento e i laureati il 10 per cento, secondo i dati Ocse. Le donne (38,6 per cento diplomate, 13,3 per cento laureate) sono mediamente più istruite degli uomini e i sudamericani, tra i quali prevale il gentil sesso, sono quelli con la scolarità maggiore.