Nelle scuole superiori romane è allarme dispersione

Michela Giachetta

Abbandonare la scuola. Perché si sta male, perché si fa fatica, perché nessuno, all’esterno di quell’edificio in cui si dovrebbe imparare, insegna che andare a scuola è importante. Essere bocciati, una, due volte. Finché si decide di mollare. Evadere dall’obbligo scolastico, perché ancora qualcuno ignora che questo obbligo scolastico esiste. È il fenomeno della cosiddetta dispersione scolastica, oggetto del convegno «Stare bene a scuola», che si è tenuto ieri in Campidoglio. Un fenomeno che a Roma, secondo la ricerca realizzata nell’anno scolastico 2001-02 dal Centro ricerche e studi sui problemi del lavoro, dell’economia e dello sviluppo (Cles), colpisce soprattutto le scuole superiori, dove il 19 per cento degli studenti «si perde»: la maggior parte di loro a causa di una bocciatura (l’8,7 per cento), ma c’è anche chi è costretto a trasferirsi (3,4 per cento) o chi si ritira, in corso d’opera (1,5 per cento). I ragazzi in numero maggiore rispetto alle ragazze: il tasso di bocciatura maschile, infatti, è dell'11,1 per cento, quello femminile del 6,4. Il fenomeno della dispersione caratterizza soprattutto le scuole professionali dove il tasso di rischio di abbandono raggiunge il 30,4 per cento. Seguono gli istituti d’arte (29 per cento), tecnici (28 per cento), magistrali (14,1 per cento) e i licei (13 per cento). Nelle scuole superiori, le maggiori difficoltà si hanno nel primo anno in cui il rischio di disperdersi si attesta al 28,2 per cento, percentuale che diminuisce col passare degli anni. Ma il fenomeno della dispersione scolastica non riguarda solo le scuole superiori. Alle medie, infatti, tale fenomeno interessa il 9 per cento degli studenti, mentre alle elementari la percentuale si attesta intorno al 3,9 per cento. Per fronteggiare il problema, l'assessorato capitolino alla scuola ha promosso 5 progetti di prevenzione e riduzione del fenomeno, affidati ad altrettante reti di scuole che comprendono 60 istituti per un totale di circa 8400 studenti. «Queste iniziative prevedono laboratori teatrali, di cinema, di informatica, al di fuori delle ore scolastiche - spiega Silvia Arnò, referente del progetto “La dispersione cade nella rete” - ma anche un approccio alle materie scolastiche di tipo diverso rispetto a quello tradizionale». È stato inoltre costituito un osservatorio cittadino per la definizione delle linee guida da seguire, per evitare la diffusione del fenomeno, un fenomeno che secondo l’assessore capitolino alla scuola Maria Coscia dovrebbe essere definito come «rischio di insuccesso scolastico e quindi di vita». Tanto è vero che nelle scuole elementari a presentare disagi scolastici maggiori sono soprattutto i bambini appartenenti alle categorie sociali più deboli, come i nomadi o gli extracomunitari. «Questo accade - sostiene l'assessore provinciale alla scuola Daniela Monteforte - perché il problema della dispersione è sempre più correlato alla situazione sociale dei ragazzi. È necessario quindi far sì che il tema dell'orientamento formativo coinvolga anche le famiglie». Non solo. «Occorre allargare l’indagine sulla dispersione a tutta la provincia - osserva il vicepresidente della Provincia Rosa Rinaldi - ma anche programmare interventi a rete e avviare iniziative sperimentali per prevenire il disagio scolastico».