NELLE URNE IL FATTORE CHIESA

La campagna elettorale amministrativa genovese è qui, come in altre parti d'Italia, influenzata da un fattore C, quello che diremo un fattore Chiesa. Non è un caso che l'ala marciante della coalizione, cioè i Centri sociali, voglia manifestare pubblicamente la propria ira per la venuta del cardinale Ruini a Genova. I Centri sociali non sono un qualche frammento di anarchici sbandati, non si possono ridurre a un movimento ideale che sogna il superamento dello Stato. Sono invece parti di una coalizione politica, hanno deputati in Parlamento, sono connessi con Rifondazione e con i Ds, sono i protetti dall'amministrazione di sinistra, salvo quella di Bologna. Ma Cofferati è stato già espulso dall'orizzonte ideale della coalizione, che è determinato dalle sue punte estreme. E' la sinistra estrema dalla coalizione che dà identità alla coalizione. I postcomunisti e i postdemocristiani possono ben annullarsi ideologicamente nel partito democratico, resta che la coalizione è ancor più definita dell'estrema sinistra, dal momento che sono gli stessi postcomunisti a cercare di liberare dalla memoria comunista il loro linguaggio, al punto di rimanere senza parole e senza volto.
E dietro ai Centri sociali, vi sono tutti i partiti di sinistra, che hanno ormai scelto di sostenere la lotta contro il governo della Chiesa guidata da Benedetto XVI.(...)