Nell'era gay provocare è dirsi etero

La Winfrey in tv tra le lacrime: "Non sono lesbica". E non è l'unico paradosso del costume che cambia

Per capire la portata dell'evento, sarebbe come se Vespa o Santoro, al culmine della tensione emotiva, scoppiassero in lacrime e confessassero quello che ormai è inconfessabile: ebbene sì, sono eterosessuale. È evidente che da noi nessuno si sognerebbe più di affrontare un outing del genere, che comporta tutta una serie di umiliazioni e di emarginazioni, fino all'estrema soluzione dell'isolamento. Da noi, per avere successo e fare carriera, bisogna assecondare l'onda generale del conformismo e dei buoni sentimenti: proclamando orgogliosamente in pubblico la propria omosessualità, abbiamo la certezza che la società ci spalancherà le porte verso le più liete fortune. E al diavolo i bacchettoni di retroguardia che ancora sbavano per l'altro sesso.

In attesa che anche qui un anchorman trovi finalmente il coraggio di confessare, dobbiamo consolarci con Oprah Winfrey, la 56enne regina del talk-show a stelle e strisce, nata da madre sconosciuta e diventata nel tempo l'americana nera più ricca del ventesimo secolo, nonché la più filantropa, nonché - secondo alcuni - la donna più influente del pianeta Terra. In un'intervista concessa alla rete Abc, questa signora così famosa e così temuta è improvvisamente scoppiata in lacrime, negando davanti alla sterminata platea la sua omosessualità. «Non sono lesbica», ha dichiarato pubblicamente, senza temere l'impopolarità del coraggioso gesto.

Con questo outing controcorrente, la signora del video ha così chiarito il suo rapporto ormai ventennale con l'amica di sempre, Gayle (va pronunciato tutto attaccato, per favore). «Lei è la madre che non ho mai avuto - ha spiegato -, è la sorella che tutti vorrebbero avere, è l'amica che tutti desiderano. Non conosco una persona migliore. Ma questo è tutto». Quindi, piangendo, il clamoroso outing: «Io non sono lesbica. E sono arrabbiata perché qualcuno penserà che sto mentendo».

Per quanto abile e scafata come giornalista, Oprah dimostra quanto meno di soffrire paure fasulle. Dall'aria che tira nel mondo Occidentale, non sono molti quelli che la considerano una bugiarda. Sono molti di più quelli che la considerano una delusione. Certo lei non è donna che abbia bisogno di ulteriore successo e nuovi guadagni, ma questa uscita rischia seriamente di nuocerle.

Sicuramente le avrebbe reso meglio la dichiarazione d'essere lesbica, perché è un fatto che al giorno d'oggi una bella consacrazione omo spalanchi le porte della popolarità, dell'ammirazione, del prestigio. Sono tanti, sotto i nostri occhi, che si giocano il jolly e si godono il bonus. Solo pochissimi esempi a caso: Dolce&Gabbana, Busi, Platinette, Tiziano Ferro, Nicki Vendola, Cecchi Paone, alzi la mano chi può dire che la loro omosessualità abbia nuociuto. Siamo al punto che fior di artisti in crisi di ingaggi, o politici malati di narcisismo, arrivano a lasciar correre le voci più ambigue pur di rialzare velocemente le proprie quotazioni, il proprio fascino, la propria notorietà. Persino Fabrizio Corona ha scoperto che tanto affanno per costruire il proprio mito machista era fatica sprecata: è bastato sapere in giro della relazione con Lele Mora e tutti quanti hanno come cominciato a guardarlo con occhi diversi, quanto meno più inteneriti e comprensivi...

Così è. Per quanto ancora si racconti in giro che dichiararsi gay comporti un sacco di seccature, la vita tutta in salita è quella dei trinariciuti, reazionari, ottusi eterosessuali. È per questo che la confessione davanti alle telecamere di Oprah Winfrey assume tutto il sapore di un gesto storico. Nell'era dell'orgoglio gay, l'eroina non esita ad esporsi con quella frase corrosiva, che risuona come la più estrema delle provocazioni: «Non sono lesbica». E succeda quel che succeda.

Vecchia Oprah, sei tutti noi. Non siamo rimasti in molti, ma siamo irriducibili. Rivendichiamo il diritto ad avere un posto nella società, rispettabile e rispettato. Dunque stai serena e tira dritta. Poi chissà che un giorno non ci si ritrovi tutti - fossimo pure una sporca dozzina - a una manifestazione di piazza, per gridare la rabbia della nostra riserva indiana. Quel giorno sfileremo fieri e indomiti, a testa alta, incuranti dei sorrisi ironici e delle battute pesanti. Quel giorno, puoi giurarci, sarai bandiera e stella dell'«Etero-pride».