Nello spazio con la maglia di Don Gnocchi

Barbara Carrer

Carlo Giberti, l’unico astronauta italiano presente nell’equipaggio di «Zero Gravity» (la missione non governativa sostenuta dalla Nasa, che decollerà sabato dalla pista dello Space Shuttle di Cape Canaveral), indosserà uno speciale indumento messo a punto dalla Fondazione Don Gnocchi di Milano.
A caratterizzare la creazione nostrana, la presenza di un apparecchio che consente di rilevare a distanza i parametri vitali del cosmonauta.
«Si tratta di un innovativo indumento biomedicale» spiega l’ingegnere torinese invitato dalla Paru Services Houston-Zero Gravity «che, a terra, può essere impiegato per il controllo a distanza di anziani, disabili, convalescenti, bambini». Indicato anche, a detta dello space-man di casa nostra, per persone che operano in ambienti remoti o estremi.
Ed è proprio il caso del progetto «zero-G», un volo ad altezza variabile tra gli 8 e gli 11mila metri, che riproduce l’assenza di gravità. L’impresa ricalca i successi scientifici, comunicazionali, ed i record internazionali iniziati con la prima spedizione scientifica «zero-G», concepita e realizzata da Viberti il 10 aprile 2005, insieme a scienziati, medici, ingegneri ed una nutrita rappresentanza di persone comuni raccoltesi attorno all’Associazione C.o.s.m.o SpaceLand. L’eccezionalità del cosmonauta torinese, infatti, sta proprio nel fatto di aver realizzato a livello internazionale, la prima impresa scientifica avvalendosi anche della collaborazione di «non tecnici»
Della missione in partenza (che inaugura il nuovo corso del Kennedy Space Center, aperto dalla Nasa ai privati), fanno parte docenti e medici statunitensi. Oggetto del loro studio: gli effetti prodotti sul corpo umano dall’assenza di forza di gravità e dall’ipergravità.
In «zero-Gravity», verranno altresì ricreate anche le situazioni gravitazionali proprie di Marte e della Luna. Dopo l’esperienza americana, grazie al supporto del ministero dell’Istruzione, verrà divulgato nelle scuole italiane SpaceLand, che promuove in Italia programmi di studio sull’assenza di gravità.
Viberti dedica l’importante missione americana alla madre scomparsa proprio il cinque novembre di tre anni fa.