Nello stadio degli sfollati stupri, droga e armi

Il Superdome in balia delle gang. Un testimone: «Donne e bambini violentati nei bagni. Peggio di un film dell’orrore»

da Washington

«Paragonare la vita nel Superdome di New Orleans all’inferno è una mancanza di rispetto per l’inferno, ammesso che esista». Con queste parole Katie Smithson, una turista americana del New Mexico commenta le ore in angoscia e terrore trascorse nello stadio di New Orleans in attesa dell’evacuazione in Texas di migliaia di disperati.
«Per i turisti - ha spiegato Debbie Durso di Washington - l’incubo è finito nel momento in cui è cominciata l’evacuazione a Houston. Ci hanno finalmente permesso di andarcene. Per migliaia di persone, senza mezzi di trasporto o denaro per procurarseli, la tragedia durerà invece ancora parecchi giorni».
Questo soggiorno nell’inferno dei vivi non verrà dimenticato presto. Debbie Durso, che mercoledì sera ha chiesto a un poliziotto dove poteva mettersi al riparo, si è sentita rispondere «va’ al diavolo, sono fatti tuoi. Qui ognuno deve badare a se stesso».
Un gruppo di studenti inglesi, trovato rifugio nel Superdome, ha raccontato ore da incubo. Cadaveri, stupri, spacciatori di droga che offrivano crack a tutti, una puzza insostenibile e tanta paura. Ceffi da galera non perdevano occasione di insultare i bianchi ostentando alla cintola coltellacci affilati.
«Sembrava il film "Il signore delle mosche" - ha raccontato Jamie Trout -. Un momento era tutto calmo, un secondo dopo si aveva l’impressione di rischiare la pelle in un caos indicibile».
Gli studenti inglesi hanno raccontato d’aver visto l’arresto di un uomo che aveva stuprato un bambino di sette anni in un bagno. Un orrore non isolato. Secondo il Los Angeles Times anche due donne ed una bambina sono state violentate. I morti, tra gli sfollati costretti a vivere tra cumuli di feci, sono almeno sette. Quando gli studenti inglesi, poi, si sono offerti di dare una mano per pulire i lavandini dei bagni ormai stracolmi, sono insultati e minacciati. «Eravamo così spaventati - ha raccontato una ragazza - che la notte ci siamo disposti in cerchio. Le ragazze al centro, i maschi ai bordi con una barriera di sedie da usare per protezione.
I circa 30mila sfollati che hanno trascorso quattro giorni nel Superdome hanno subito violenze morali e fisiche da parte di giovinastri in squadre che hanno anche anche distrutto gli impianti dello stadio. «Hanno sfasciato i distributori di bibite - ha raccontato Essie Allen - e se ne sono impossessati senza ovviamente distribuirle a vecchi e bambini».
Le telecamere impietose hanno mostrato una bambina di circa due anni addormentata accanto a una pozza di urina, fiale di crack abbandonate nei corridoi e macchie di sangue sui muri dei bagni.
Giovedì, quando è iniziata l’evacuazione verso l’Astronome di Houston, sui primi autobus non sono saliti vecchi donne e bambini, come aveva disposto la guardia nazionale, ma giovani teppisti. Le bande che hanno seminato panico nel Superdome non vedevano l’ora di fare la lunga gita in pullman che li avrebbero portati a 560 chilometri di distanza in un luogo dove li attendevano docce, brandine e bagni puliti.
Soltanto nel pomeriggio, quando gli autisti degli autobus hanno fatto notare alle forze dell’ordine l’assurdità della situazione, uomini della polizia militare armati di mitra hanno cominciato a sorvegliare con attenzione la fila di gente in attesa di partire. Donne cariche di bambini e valigie, prima di salire sugli autobus, hanno abbandonato molti dei loro beni, in quel momento considerati alla stessa stregua di una pesante zavorra. Infatti, le scale del Superdone sono piene di di bigiotteria ritenuta inutile per il viaggio verso il Texas.
Coloro che si presentavano sull’autobus con degli animale sono stati costretti ad abbandonarli. Un poliziotto spazientito ha tolto dalle braccia di un ragazzino un cagnolino. Il bambino si messo a piangere invocandone il nome «Snowball, Snowball» e le urla sono durante fino a quando è stato preso da conati di vomito