Nemi, spogliata in clinica da un addetto alle pulizie

La donna, che credeva di essere aiutata da un sanitario, ha denunciato la struttura

Alessia Marani

Succede anche che una donna di 58 anni chieda un ricovero in una clinica privata per sottoporsi a un ciclo di cure dimagranti; che paghi una quota abbastanza «sostanziosa» per questo; che venga inviata a sostenere degli esami clinici prima di iniziare la terapia. Marianna (chiamiamola così) viene accompagnata nello studio del cardiologo da un dipendente della struttura sanitaria. La signora ha difficoltà a muoversi ed è anche scossa psicologicamente: la decisione di entrare in clinica non è stata semplice. «Lorenzo», il suo accompagnatore, l’aiuta a spogliarsi della camicia e del reggiseno, resta con lei durante la visita e al momento di effettuare l’ecocardiogramma le dà una mano a sistemarsi ventose ed elettrodi su petto e torace. Infine, l’aiuta a rivestirsi, la riporta nella sua stanza. La saluta. Ma ecco la sorpresa qualche giorno dopo. Marianna una mattina si sveglia molto presto, si alza e vede nel corridoio Lorenzo: questa volta indossa una divisa, spinge un carrello che contiene le immondizie. Lorenzo non è altro che un operaio della ditta di pulizie che si occupa di tenere pulito il centro ospedaliero. Non è un dottore, non è un infermiere, né un paramedico. Marianna non crede ai suoi occhi. Chiama la direzione sanitaria, chiede spiegazioni. Quindi lascia il ricovero, torna a casa ancora più turbata. Finché qualche giorno fa non si decide a denunciare l’accaduto alla magistratura, inviando un esposto al Tribunale di Velletri. «La nostra cliente ha riportato un trauma psicologico da quanto successo - spiegano gli avvocati Luciano Randazzo e Arianna Longobardi -. Ed è ancora più drammatico apprendere con quanta leggerezza una struttura sanitaria tratti i propri pazienti. Affidarli alle cure di un dipendente delle pulizie, francamente, è quantomeno irriguardoso». Marianna entra in clinica, a Nemi, paesino dei Castelli Romani, il 4 agosto. Il 31 avviene la visita specialistica. Nell’esposto la donna sottolinea come «quanto descritto oltre che una violazione del comportamento etico che deve caratterizzare sia una struttura pubblica che privata, comporta precisi reati in quanto offendono l’onore di un soggetto in cui l’affidabilità estrema in quanto degente, è fondamentale». Marianna denuncia il vicedirettore sanitario della clinica, a cui lei si era rivolta, il medico cardiologo e lo stesso «Lorenzo». «Un episodio vergognoso - concludono i legali - che ha offeso la cliente in quanto degente e donna: per questo riteniamo che vada perseguito».
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