Il nemico c’è e dobbiamo difenderci

Alberto Giannino*

Lo scontro fra la civiltà occidentale cristiana e l'Islam fondamentalista è già in atto da tempo, o deve ancora arrivare? La filosofa ebrea Annah Arendt, allieva di Heidegger, il massimo rappresentante dell'esistenzialismo europeo, sosteneva che il totalitarismo in quanto tale ha bisogno di «un nemico metafisico»: il «borghese» per i comunisti, «l'ebreo» per i nazisti e, diciamo noi, «l'Occidente» per i musulmani fondamentalisti. A noi, però, interessa se è vera la profezia del teorico americano delle forze armate Usa Samuel Hungtington che è stato il primo, a proposito di Islam e Occidente, ad elaborare il concetto di «conflitto di civiltà».
A Hungtington si oppone con forza il cattolico fiorentino Franco Cardini, professore ordinario di Storia medievale. Egli evidenzia che i secoli del confronto tra Europa e Islam furono certo caratterizzati da crociate e controcrociate (bontà sua), ma fa un distinguo, e dice: «Non fu mai guerra totale perché si trattava di guerre brevi e quasi sempre poco cruente». Per Cardini, la guerra o è cruenta o non è.
Quello che sfugge a Cardini è che noi occidentali non abbiamo bisogno di identificare nell'Islam fondamentalista il nuovo «nemico» perché dal 2001 ci ha già dichiarato guerra con attacchi terroristici e stragi a New York, a Londra e a Sharm el Sheikh. Ma quando tocchi l’argomento questi intellettuali da salotto rispondono con disinvoltura che si tratta di «minoranze irresponsabili» che pretendono di agire in nome di tutto l'Islam. E ancora Cardini mette in guardia dal pericolo di un «contagio intellettuale e massmediale che potrebbe dar luogo a un nuovo fenomeno maccartista». E si scaglia contro il nostro immaginario assalto dell'Europa cioè il fenomeno degli extracomunitari e dei clandestini musulmani che mina con l'immigrazione dall'interno quel «satana occidentale» che vuol colpire con il terrorismo all'esterno. L'unica preoccupazione di Cardini è quella di distinguere l'Islam dai «tragici fatti». Tragici fatti? Nelle sue parole non c'è onestà intellettuale.
Certo, sappiamo tutti del contributo che ha dato la civiltà araba nei secoli passati grazie ad Averroè, ad Avicenna, senza i quali non avremmo forse avuto né Abelardo, né san Tommaso d'Aquino. E non dimentichiamo neanche l'apporto per la realizzazione di Università e di cattedrali, né la nascita della moneta e del sistema creditizio, della matematica, della fisica, della chimica: ma tutto è avvenuto insieme a cristiani ed ebrei. Il nostro convincimento è che c'è già una «terza ondata» di invasione musulmana in Europa. Qui c'è in ballo la nostra sicurezza, la nostra incolumità, il nostro territorio. Ha ragione il ministro delle Riforme Calderoli quando afferma che, gradualmente, dovremo ritirare i nostri soldati impegnati all'estero per impiegarli nella difesa del Paese.
Cardini ci invita alla convivenza con i musulmani per favorire momenti di incontro nel confronto fra tradizioni e culture diverse. Per favore Cardini eviti di chiederci queste cose che sono pura utopia: di questa retorica fumosa, di questo buonismo, siamo stufi perché il futuro purtroppo - le piaccia o no - sarà fatto di guerre condotte in nome dell'Islam. La nostra non è manipolazione livellatrice e fanatica della realtà, ma è la condanna chiara e netta del terrorismo islamico, dei suoi fiancheggiatori, dei suoi simpatizzanti. E non già un «pregiudizio pseudo-storico aberrante» come lei lo definisce. Lo sarebbe se la realtà a cui lei si appella fosse diversa. Noi, invece, preferiamo restare distinti e distanti dall'Islam fondamentalista, e camminare su strade diverse.
*Presidente Associazione docenti cattolici