Nemmeno il terremoto Unipol scuote Prodi

Pecoraro Scanio: «Scoperchiato un vaso di Pandora, serve una svolta»

Roberto Scafuri

da Roma

La vicenda Unipol ha fatto venir meno il rapporto di fiducia tra Romano Prodi e i vertici dei Ds? La diffidenza del Professore sarebbe ben giustificata, considerate le minimizzazioni sull’affaire ricevute da D’Alema e Fassino. Di concreto, nel quartier generale bolognese, c’è la gran preoccupazione per una campagna elettorale «a colpi di fango». Ma «parlare di gelo è assolutamente falso», fa sapere Prodi. Silvio Sircana, il suo portavoce, fa capire che certe ricostruzioni dei giornali (il proto-dalemiano Riformista, in primis) sono prodotti confezionati ad arte. Anzi, ad uso e consumo. Ma se Prodi non parla è perché «ha deciso di non partecipare alla danza dei commenti delle intercettazioni, rispetta il lavoro dei magistrati, e d’altronde non ha mai espresso valutazioni, neppure sui soldi ricevuti da Calderoli o Brancher...».
Se i vertici ds si sentono un po’ scoperti e infreddoliti, insomma, non si può prendersela con la calda coperta prodiana. «Quando c’era da difendere D’Alema a proposito della barca - si rileva -, Prodi è stato il primo...». Oggi però la situazione «è molto confusa» e sarebbe sbagliato discettare sul lavoro dei magistrati piuttosto che sui «veri problemi del Paese», quali «il grave stato del sistema bancario». Lo schema del Professore resta così improntato alla massima prudenza. Cautela che non vuole cadere nella sorda diffidenza, ma neppure in professioni di fede cieca e assoluta. «Quando sarà chiaro quale sia il coinvolgimento della politica in queste vicende, Prodi parlerà...».
Il problema è grande, perché rischia di trascinare tutto il lavoro fin qui svolto in un vortice nel quale la politica avrà poco a che vedere. La cerchia più stretta dei parlamentari prodiani aspetta che le inchieste facciano il loro corso, «speriamo in fretta». Il senatore Natale D’Amico ricorda che «è sempre bene essere prudenti» perché «le sorprese ci possono essere», ma non è questo certo il momento di tornare alla questione morale lanciata da Parisi in agosto. Per D’Amico «il partito unico con i Ds deve accelerare, perché più un partito è grande, più è portatore di interessi generali e non “particolari”». A interrogarsi sul comportamento dei loro dirigenti è giusto allora che siano i Ds stessi.
L’invocazione del senatore a vita Napolitano («Fassino e D’Alema ammettano l’errore su Consorte») segue quella di Salvi ed è ribadita da Lanfranco Turci: «C’è stata una sovraesposizione sulla quale i nostri vertici dovrebbero fare autocritica, a meno che non pensino che tutto sia andato come doveva. Ma anche in quel caso lo si dica apertamente...». Anche la sinistra è preoccupata. Il verde Pecoraro Scanio, alla luce del «vaso di Pandora scoperchiato dalle inchieste», chiede «un segnale di cambiamento senza aspettare che passi la buriana», perché sarebbe «imperdonabile se l’Unione non affrontasse la questione, che rischia di compromettere» il mondo della cooperazione. Non solo: l’Unione rischia di scendere in campo con delle «anatre zoppe». Per i cacciatori, un gioco da ragazzi.