Neocatecumenali di nuovo campioni del Vaticano

La Clericus Cup alla Redemptoris Mater per la seconda volta in tre edizioni. Gol vittoria di Davide Tisato, ex promessa del Chievo poi diventato sacerdote

È la Redemptoris Mater l'Inter del Vaticano, ovvero la squadra che per la seconda volta in tre edizioni vince la Clericus Cup, il campionato pontificio di calcio per sacerdoti e seminaristi organizzato sul Csi.
Alla squadra dei neo-catecumenali allenata dal corpulento Simeone Biondi, soprannominato lo «Special Don» del Vaticano, basta un gol al 29' pt del difensore centrale Davide Tisato, un ragazzo che preferì la vocazione e il seminario alla chiamata delle giovanili del Chievo, per battere i North American Martyrs e riprendersi quel titolo che nella finale dell'anno scorso avevano dovuto cedere al team messicano dei Legionari di Cristo.
Ai seminaristi del collegio Usa, incitati da tre colleghi travestiti, nonostante il caldo soffocante, da King Kong, Elvis Presley e Captain America, e da un folto gruppo di tifosi che hanno riempito la tribuna del campo dell'oratorio di San Pietro, stavolta non riesce il gran colpo perchè, rispetto ai turni precedenti, la stella brasiliana Joao Kalevski, uno degli «stranieri» della squadra, ha le polveri bagnate e si mangia due ghiotte occasioni, rinunciando così a fregiarsi del titolo di capocannoniere del campionato, vinto dal sacerdote ruandese Sinayobye del Collegio San Paolo.
Gli ultimi minuti della partita cominciata con l'inno Usa e quello dell'Alma Redemptoris Mater, un'antifona mariana presente nel Salterio dei salmi e cantato a squarciagola dal pubblico, non sembrano da calcio del Vaticano, perchè in campo c'è poca fratellanza, si vede qualche fallo di troppo e l'arbitro Fernando Rocchetti è costretto a sventolare un paio di cartellini gialli. Poi però al fischio finale sono di nuovo baci e abbracci tra le due squadre, prima dell'Ave Maria recitata tutti assieme nel tradizionale terzo tempo che precede la premiazione.
Poi c'è la benedizione di don Claudio Paganini, consulente ecclesiastico e supervisore del Vaticano, per nomina di monsignor Ruini e conferma di monsignor Bagnasco. Don Paganini durante la partita, parlando a bordo campo, non si era lasciato sfuggire la mancata presenza a questa finale (ripresa da una troupe televisiva del «Media Channel» della Fifa, tutti vestiti con la maglia del Sudafrica) di qualche esponente dell'Uefa, nonostante in concomitanza con la finale Champions a Roma fossero stati invitati. Ma da Nyon, e dal quartiere generale di questi giorni a Roma, l'Uefa ha declinato l'invito, per gli impegni pressanti e il carattere apolitico e aconfessionale della sua organizzazione.
Paganini ha sottolineato che a suo parere «un organo come l'Uefa che si occupa di sport è strano che voglia fare politica e teologia. Ricordo che il Vaticano è uno stato estero, che batte anche moneta propria e potrebbe un giorno decidere di avere una nazionale di calcio. In tal caso l'Uefa non tutelerebbe i nostri diritti? Qui avrebbe visto un calcio senza poliziotti al campo, senza tornelli e insulti, e ricco di umanità che si mette in gioco e condivide certi valori. Evidentemente per l'Uefa il calcio è soprattutto business».
Alla Clericus, il premio per la vittoria è una stretta di mano e poi un bacio alla Coppa di argento e bronzo fatta a forma di pallone con il cappello a saturno dei seminaristi collocato sulla sfera. Questa sera nel seminario alla Maglianella, casa dei vincitori, si festeggerà raccogliendosi in preghiera e brindando con un'aranciata. L'Inter del Vaticano, la Redemptoris Mater, è fatta così, non vuole cambiare e resterebbe tale «anche se un giorno - dice lo "Special Don" Simone Biondi - dovessimo davvero disputare i preliminari della Champions League». Mercoledì, poi, è festa grande anche per i neocatecumenali del pallone: non per la finale di Champions ma per l'udienza dal Papa.