NEOFASCISMO

La nascita del Msi favorita dai servizi segreti americani? Figurarsi! Si arrabbia su Panorama Pietrangelo Buttafuoco, che le sue uova del drago va a scovarle in tutt’altri nidi. Si infastidisce anche Il Secolo d’Italia, organo di Alleanza Nazionale, al quale l’ipotesi di una precoce collusione dei «repubblichini» con gli ex nemici non va a genio. Giuseppe Parlato, con il suo saggio Fascisti senza Mussolini, di cui riferisce Eugenio Di Rienzo in questa stessa pagina, ha toccato un nervo scoperto della destra. Lo ha fatto da storico, basandosi su una mole di documenti inediti, analizzati con l’acribìa che rivela la scuola di Renzo De Felice. Non a caso infatti Parlato, oggi preside della Facoltà di Storia contemporanea alla «Libera Università San Pio V» di Roma, negli anni ’80 era un giovane ricercatore presso la cattedra romana di Storia contemporanea retta da De Felice.
Professor Parlato, come mai queste reazioni irritate alla sua analisi?
«Di primo acchito direi che sono reazioni a caldo, fatte prima di leggere il libro, o almeno di esaminarlo con attenzione. Mi rendo conto che si tratta di un volume un po’ ponderoso. Ci ho messo sei anni a scriverlo...».
Pietrangelo Buttafuoco dice che lei «la spara grossa» con la tesi del Movimento sociale benedetto dall’Oss americano.
«È la risposta a una domanda che mi ponevo da tempo: il Movimento sociale viene costituito il 26 dicembre 1946. Come mai nasce in Italia un partito dichiaratamente neofascista, a soli venti mesi dalla fine della guerra civile? Ho esaminato nuovi documenti americani che confermano i contatti (in parte già noti) dei servizi segreti Usa con personaggi come Junio Valerio Borghese, Pino Romualdi, Valerio Pignatelli, tutti esponenti fascisti che già prima della sconfitta avevano lasciato capire agli anglo-americani di essere disponibili a una futura collaborazione in senso anticomunista. Ho persino scoperto una missione dal Nord al Sud, quando proprio Borghese inviò Bartolo Gallitto, guardiamarina della Decima Mas, presso l’ammiraglio Agostino Calosi, capo dell’Ufficio Informazioni della Regia Marina. Ebbene, mi ha colpito il fatto che tutte queste persone, che avevano avuto questo tipo di contatti, parteciparono anche alla fondazione del Msi».
E ne ha dedotto una longa manus statunitense?
«Ne ho dedotto che il quadro non era casuale ma derivava da una sostanziale convergenza di interessi: in Italia, Paese che contava il più forte partito comunista dell’Europa occidentale, il rischio di una presa del potere da parte del Pci, con tutto quel che ciò avrebbe comportato in materia di equilibri interni e internazionali, era reale. E questo pericolo era fortemente sentito sia dalle potenze atlantiche sia dai reduci di Salò. Il Movimento sociale nasce quindi con una forte connotazione atlantica, moderata, filoamericana, filoisraeliana».
Sempre Buttafuoco, facendo riferimento al libro di Nicola Rao La Fiamma e la Celtica: sessant’anni di neofascismo, sostiene che Pino Romualdi, a quel tempo latitante perché inseguito da una condanna a morte, si incontrava con Togliatti. E che al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 votò per la repubblica.
«Romualdi ha sempre smentito qualsiasi contatto con Togliatti. Ci andarono altri e si incontrarono con emissari del leader comunista che certo non avrebbe rischiato di perdere la faccia con incontri diretti. Quanto al referendum, se fascisti votarono per la repubblica, furono certamente pochi. Primo perché molti erano ancora in prigione o in campo di concentramento, secondo perché la stragrande maggioranza considerava la repubblica pericolosamente tinta di rosso».
Però c’erano i contatti col Pci...
«In realtà ci fu una forte attenzione del Pci nei confronti degli ex fascisti, fin dal novembre del 1945. E molti, in effetti, trasmigrarono nelle sue file. La gara a scoprire il fascista nascosto nelle formazioni antifasciste è cosa ormai superata. Ricordo, tra l’altro, che il noto scenografo Ugo Pirro, pseudonimo di Ugo Mattone, componente nel 1944 del gruppo fascista clandestino di Sassari e condannato per questo a undici anni di carcere, è diventato un comunista granitico. Sta di fatto comunque che l’emorragia di ex fascisti nelle file comuniste preoccupava non poco la Democrazia cristiana. Ed è altresì un dato di fatto che questa emorragia si arrestò con la nascita del Msi».
Nascita benedetta, oltre che dagli Usa, anche dalla Dc?
«La Dc certamente consente la nascita del Msi. Scelba chiude un occhio sulle sedi missine che spuntano come funghi in soli sei mesi. Regolarmente documentate nei rapporti che i carabinieri inviavano al ministero dell’Interno. Quando l’Anpi se ne accorse, chiese a Scelba lo scioglimento del Msi. Scelba rispose che lui non poteva farlo, ci voleva l’intervento della magistratura, insomma fece lo gnorri».
Eppure, non molti anni dopo il Movimento sociale si presentava come una formazione fortemente ancorata all’eredità della Repubblica sociale...
«Nel frattempo erano cambiate molte cose. A metà del 1947 De Gasperi estromette il Pci dal governo e la Dc si caratterizza come forza decisamente anticomunista. La strategia di Romualdi del partito atlantista aperto alle forze moderate rischia di far infrangere la navicella missina contro la corazzata democristiana che occupa le stesse posizioni. Non a caso è in quegli anni che naufraga anche un’altra espressione del moderatismo non democristiano, l’Uomo Qualunque. E intanto ai vertici del Msi sale, nel luglio 1947, il giovane Giorgio Almirante che comprende il pericolo e imprime al partito una decisa impronta “identitaria”. L’atlantista Romualdi lo critica - e non a torto - sostenendo che in questo modo si ghettizza il partito, ma intanto Almirante alle elezioni del ’48 riesce a portare in parlamento cinque deputati. E di fatto costituzionalizza il Msi».
Torniamo all’inizio del nostro discorso: come mai l’avere accostato la nascita del Movimento sociale alla politica estera americana, suscita polemiche a destra?
«Credo che più che altro ci si sia fermati ai titoli della stampa, che suonano sempre inevitabilmente come slogan, senza contestualizzare i fatti. E poi nell’estrema destra, come del resto nel fascismo storico, sono presenti diverse anime, tra cui quella di sinistra. Ma anche quella antiamericana che nasce intorno agli anni ’80 fra i giovani seguaci di Pino Rauti. Eppure, per fare un esempio, anche un esponente neofascista decisamente antiamericano come Giorgio Pini, nel 1947 sosteneva il progetto “atlantico” di Romualdi».