Neofascisti e no global spaventano Milano

Militanti dell’ultradestra da tutta Europa al convegno di Forza Nuova
per discutere di banche e crisi economica Autonomi e centri sociali
promettono guerriglia, ma è pronto il piano della prefettura per
impedire il contatto

Milano Il piano prevede due livelli di impatto. Un primo livello di impatto morbido, dove le forze dell’ordine potranno anche arretrare per evitare lo scontro immediato e cercare di ricucire la trattativa con i manifestanti. Un secondo livello di impatto rigido e non valicabile, immediatamente a ridosso della «zona nera», cioè di piazza Missori e dell’hotel Cavalieri.
La seconda soglia non si consentirà, in nessun modo e a qualunque costo, che venga superata. Perché la linea dettata dal Viminale è netta: oggi a Milano il convegno dell’ultradestra europea all’hotel Cavalieri si terrà, per il semplice motivo che è giusto che si tenga. Se per difendere il diritto di Forza Nuova a tenere la sua manifestazione sarà necessario ricorrere alle maniere forti, lo Stato si prepara a mostrare i muscoli. Mille carabinieri e poliziotti arrivati da tutta Italia sono pronti a tutto: a un pomeriggio sonnacchioso, chiusi dentro i blindati, schierati dietro gli scudi, come tutti sperano. Ma anche alla guerriglia urbana, se sarà necessario. Fine del piano.
Della giornata campale che potrebbe attenderla per oggi, la Milano della gente comune sembra finora essersi accorta ben poco. In piazza Duomo c’è il grande palco della Stramilano che si correrà di mattina, le strade del centro sono percorse dalla folla del primo weekend davvero primaverile. Ma ci sono luoghi di Milano dove il clima è assai diverso. Le stanze della Questura e della Prefettura dove ci si prepara al peggio. Le sedi di Forza Nuova e dei circoli neofascisti a essa vicini, dove si compiono gli ultimi preparativi di una giornata che si vuole simbolica e decisiva, con lo sdoganamento ufficiale del volto più radicale della destra europea. E, dall’altra parte, l’universo dove si organizza la contestazione: pacifica e «di massa», nei piani della Cgil, dell’Arci, eccetera; pronta allo scontro frontale, negli umori messi in circolo da Indymedia e dal tam tam dell’area «antagonista».
Nessuno può sapere come finirà. Tre anni fa, la mobilitazione dell’ultrasinistra contro un’iniziativa (ben più modesta) di Forza Nuova regalò alla città un pomeriggio d’inferno, con gli autonomi scatenati in una interminabile serie di violenze (venne assaltato persino un Mc Donald’s affollato di famiglie terrorizzate). Oggi, per gli autonomi, l’appuntamento è ancora più imperdibile: sull’hotel Cavalieri sta calando il meglio dell’Europa nera, dagli inglesi del British National Front, ai tedeschi dell’Npd, agli austriaci del Fpo, fino agli ultranazionalisti greco-ciprioti. Insomma, lo zoccolo duro del progetto di European National Front, casa comune del neofascismo nel Vecchio Continente. Ed ecco la risposta tratta dal sito Indymedia: «Non è tollerabile né il convegno dei fascisti europei, né una marcia fascista attraverso il centro della città. Usiamo il cervello prima e poi ogni mezzo pensabile e disponibile che riesca a cacciare i topi nelle fogne. La cosa più intelligente da fare è infatti un presidio di massa davanti all’albergo per non far entrare/uscire nessuno dopo di che incontriamo la canaglia in posti più raggiungibili».
Il piano della Prefettura prevede però che nessuno dei due gruppi possa muoversi. La sinistra bloccata in piazza Scala, unico presidio autorizzato. La destra (cui è stato proibito un presidio davanti alla Borsa) bloccata in piazza Missori, dove i 250 posti della sala del Cavalieri certamente non basteranno ad accogliere tutti. Ma tra le due piazze ci sono non più di ottocento metri.
È su questo breve percorso che verrà piazzato il dispositivo a due livelli di impatto. L’obiettivo è semplice: risposta morbida ai primi tentativi di attacco sul primo diaframma, in modo da consentire ai manifestanti pacifici di dissociarsi dai violenti e allontanarsi lungo la via di fuga verso piazza Repubblica. Se però il primo diaframma venisse scavalcato e partisse l’attacco alla «zona nera», a quel punto scatterà la risposta militare. Tutti sperano che questo non debba accadere. Ma se le cose dovessero precipitare, quegli ottocento metri saranno il campo di una battaglia da anni Settanta.