Il neogollista supera Ségolène anche tra giovani e pensionati

Il leader del centrodestra fa breccia nei bastioni della sinistra. Tra gli statali la socialista ha un vantaggio di solo 5 punti

dal nostro inviato a Parigi

Ai borghesi Ségolène non piace, nemmeno a quelli piccoli. Sarkozy, invece, sa parlare ai pensionati e, a sorpresa, persino ai giovani, che lo hanno preferito alla sua rivale. Parola del quotidiano economico La Tribune, che ha analizzato il voto per fasce di età e di reddito.
Dal sondaggio effettuato all’uscita delle urne emergono due Francia: chi guadagna meno di mille euro al mese, lavora nel pubblico o è disoccupato ha votato per la Royal. Tutti gli altri hanno preferito il leader neogollista, con punte significative nella terza età (39% di consensi), tra i dirigenti d’azienda e le professioni liberali (38%), ma anche nelle famiglie con redditi medio-bassi, appena sopra i 1.500 euro (36%) e ovviamente nei redditi alti (55%).
Ma anche quando perde “Sarko” si difende meglio del previsto, riuscendo a penetrare nei bastioni di sinistra. Il 26% dei funzionari statali, ad esempio, gli ha dato fiducia, appena quattro punti in meno rispetto a Ségolène e un dato analogo emerge tra i lavoratori precari, quelli con contratto a tempo determinato che l’anno scorso scesero in piazza costringendo il governo De Villepin a rinunciare a una riforma dei contratti per i neo assunti. Il distacco a favore della candidata progressista esiste, ma è di appena cinque punti, dunque tutt’altro che abissale. E questo è un segnale prezioso per “Sarko”, che pur avendo impostato la campagna sul “valore lavoro” è riuscito a presentarsi come un innovatore, amico del mercato, ma non a farsi demonizzare come un liberista estremo; etichetta, questa, letale in un Paese socialmente conservatore e sospettoso.
Il sondaggio di un altro quotidiano, le Parisien, conferma la lungimiranza della strategia neogollista. Che cosa preoccupa di più gli elettori? L’impiego, poi le disuguaglianze sociali, il potere d’acquisto e la sicurezza personale. E di questi temi solo il secondo è stato al centro della campagna della Royal che, a dispetto del suo progetto di democrazia partecipativa, non è riuscita a entrare in sintonia con l’opinione pubblica. “Sarko”, invece, ha azzeccato tre argomenti su quattro. E senza distinzioni generazionali, inclusi i giovani e i neovotanti, che di solito pendono a sinistra. Quest’anno circa il 30% ha scelto il leader neogollista, mentre Ségolène si è fermata al 23%, battendo di poco Bayrou.
Molto distanziati i leader anti-sistema, con il solo Besancenot, della Lega comunista rivoluzionaria, capace di staccarsi, senza però sfondare il 6%, a riprova che la protesta di piazza del 2006 non era il sintomo di uno spostamento della gioventù su posizioni radicali, ma di un malessere condiviso, di un grido d’aiuto rivolto alla classe politica. Sarkozy lo ha capito e, con notevole audacia, ha elaborato una risposta congruente, che ha posto al centro del programma. Ségolène no e dunque ha finito per adottare formule risapute: le 35 ore, la solidarietà, lo statalismo.
“Sarko” piace moltissimo agli anziani - 39% hanno votato per lui contro il 23% andato alla Royal - e non solo perché sono più sensibili al problema della sicurezza e nemmeno per la promessa, peraltro poco insistita, di un aumento delle pensioni minime. L’argomento vincente riguarda le tasse: il leader dell’Ump intende abolire l’imposta di successione o comunque alzare cospicuamente la quota esentasse, come già avviene in Gran Bretagna e in Italia. Quello dei francesi della Terza Età è uno slancio altruistico: pensano ai propri figli prima che a loro stessi.