La neonata Cosa Rossa è già divisa E l’Udeur: Walter uccide l’Unione

da Roma

«Due debolezze non fanno una debolezza maggiore, ma una forza nuova». Alla sinistra radicale José Saramago è sempre piaciuto e questa citazione della Caverna potrebbe rappresentare il motto fondativo della Cosa rossa. Ma dinanzi all’opzione referendum-bozza Bianco la debolezza delle varie anime resta tale, aggravata dalla confusione delle altre particelle dell’Unione.
Il sintomo del profondo malessere che avvolge la sinistra è rappresentato dal rincorrersi delle dichiarazioni tra esponenti di Rifondazione e del Pdci con questi ultimi a rinfacciare ai «cugini» il tradimento dei principi originari. «Veltroni e Bertinotti vogliono che Prodi cada. Cose da prima Repubblica», ha esternato il capogruppo al Senato del Pdci, Manuela Palermi. Insomma i dilibertiani sembrano non volerne sapere: la bozza Bianco è «ipermaggioritaria» e «produrrebbe distorsioni autoritarie». O per dirla con lo stesso segretario è «impresentabile».
Ma non tutti i comunisti la pensano allo stesso modo. L’ex presidente del Pdci, Armando Cossutta, ha dato il suo personale via libera al testo proposto dal presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. «Le forze della sinistra devono sostenere questo testo», ha detto. Ma comprendere dove finisca la proposta politica e dove continui la polemica personale con Diliberto è assai complicato.
I verdi sono pressoché rimasti in silenzio e il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli si è solo appellato al «processo unitario della Sinistra arcobaleno». Nemmeno il richiamo di Veltroni alla «responsabilità» ha smosso gli ambientalisti, insolitamente docili. Come ha precisato il leader di Sd, Fabio Mussi (al quale non è sgradito il progetto di Bianco), «l’importante è essere uniti sui temi sociali». D’altronde, la maggiore preoccupazione dei «cespugli» al momento è solo quella di scrutare l’orizzonte per capire cosa sia meglio per garantirsi la sopravvivenza.
Non sorprende, quindi, che l’Udeur abbia avviato le consultazioni interne a casa Mastella anche se un vero vertice di partito ci sarà solo oggi. Basta la frase del capogruppo alla Camera Mauro Fabris. «Veltroni suicida l’Unione», ha dichiarato sottolineando che sulla bozza Bianco non ci sono margini di trattativa. A breve, quindi, si aprirà il calciomercato della politica. «Non finirà a tarallucci e vino», si mormora in ambienti mastelliani, ma questa presa di posizione non implica l’automatica caduta del governo Prodi.
Idv e diniani sono favorevoli al referendum. Per il portavoce dipietrista Leoluca Orlando la bozza Bianco è «una legge ad partitum», mentre per il senatore ld Natale D’Amico si tratta del «più semplice dei ritorni al passato». Le propensioni referendarie non necessariamente determinano movimenti centrifughi. Ed è su questo che punta Palazzo Chigi, sullo sfasamento tra il pronunciamento della Consulta atteso domani e la votazione al Senato di martedì. Sette giorni per mediare. Prodi è un po’ come Saramago: le debolezze lo rafforzano.