Un neonato cattivo che non fa ridere nessuno

Sconcertante il successo in patria di Bastardo dentro, commedia surreale francese diretta da Patrick Alessandrin. Si tratta di una vicenda che è più piacevole da raccontare che da guardare. Un poveraccio è perseguitato dalla sfortuna: non è architetto solo perché impedito all’ultimo esame da una malattia, un giorno scopre che qualcuno gli ha rubato il progetto di uno stadio ormai in costruzione, infine viene investito dall’imprenditore edile Vincent Porel e defunge, per rinascere, consapevole, nel corpo del figlio tanto atteso di Porel stesso. Sarà un neonato colmo di odio per quel padre al quale renderà la vita impossibile. Impregnato di un umorismo greve, tra pannolini sporchi, rigurgiti infantili, mogli fedifraghe e madri snaturate, suocere laide, vegliarde sporcaccione, ladri e mentitori, Bastardo dentro non ha la grazia di certe pellicole di Francis Veber, come La cena dei cretini o L’apparenza inganna. Soprattutto non ha un pubblico di riferimento: è troppo stupido per gli adulti e troppo sconcio per gli adolescenti. E Aldo Baglio, che doppia il neonato, scorporato dal trio con Giovanni e Giacomo, sembra un dilettante allo sbaraglio.

BASTARDO DENTRO (Mauvais Esprit, Francia, 2003), di Patrick Alessandrin, con Thierry Lhermitte, Ophélie Winter. 90 minuti