Neonato scomparso, in cella i genitori

Reggio Emilia Un omicidio premeditato, riuscito al terzo tentativo. Un anno e mezzo fa ci avevano provato la moglie e la figlia, tuttora agli arresti domiciliari, a Gazoldo degli Ippoliti, a Mantova. Ora ci è riuscito Matteo Zanetti, 43 anni, che due sere fa ha ucciso il cognato Rodolfo Moretti, 44enne, nel cortile dell’allevamento suinicolo in cui lavorava, a Tagliata di Luzzara, nella Bassa Reggiana.
Un colpo alla schiena, esploso da 5-10 metri di distanza, con un fucile calibro 12, detenuto legalmente e in genere utilizzato per la caccia al cinghiale. L’assassino ha confessato dopo una notte di interrogatori: metalmeccanico, incensurato, è il marito di Dominique, una delle sorelle della vittima. Il movente mischia controversie familiari e pure economiche. A inizio 2010 la figlia Ylenia Moretti, 20 anni, e la moglie Roberta Franchi, 40 anni, finirono in carcere con l’accusa di tentato omicidio nei confronti dell’uomo, all’epoca considerato un padre-padrone. Si allearono ingaggiando un sicario, Davide Giorgi, 27 anni, amico della ragazza, per farlo fuori. Le due donne volevano porre fine alle «prepotenze» del marito e padre. Due diversi agguati andarono a vuoto, fu implicato anche un altro uomo, Mauro Fornacciari.
Ora i rapporti tra i familiari si stavano ricomponendo, al punto che Rodolfo Moretti non si era nemmeno costituito parte civile, nel processo. Mamma e figlia si avviavano a patteggiare 4-5 anni di pena, qualcosa in meno per il mancato killer. «Moretti era una persona buona – commenta l’avvocato Romana Ferrari, difensore dei tre accusati dei precedenti tentativi di esecuzione -, sono sconcertata».
«Non ho sentito spari né confusione – racconta la donna che lo ha ritrovato cadavere -, l’ho visto riverso a terra. Pensavo a un malore, a un infarto. Lo chiamavo, non rispondeva, perciò ho telefonato al 118». Poco dopo è arrivato sul posto il figlio Andrea, 14 anni, con le zie Monica e Dominique.
Un anno fa, il 12 agosto, Moretti era stato vittima di un grave infortunio sul lavoro, al mulino San Giorgio di Luzzara: girò la chiave del camion per scaldare il motore prima di partire, era convinto che il mezzo fosse in folle. La marcia invece era inserita, l’autocarro balzò in avanti, stritolandolo fra una portiera e un altro mezzo in sosta. Accorsero i colleghi a liberarlo, trascorse alcuni giorni in rianimazione, dopo una lunga riabilitazione era tornato alla normalità. Mercoledì sera è stato ucciso proprio mentre entrava in macchina per tornare a casa. Il cognato Zanetti si era nascosto tra le piante di granoturco, si è avvicinato al finestrino abbassato della Chevrolet Matiz e gli ha sparato al fianco sinistro. Moretti ha reagito aprendo la portiera, nonostante la pallottola in corpo, ha compiuto qualche passo per cercare di fuggire ma è crollato a terra, raggiunto da un secondo colpo, alla schiena. «Avevo visto mio fratello nel pomeriggio – racconta Monique - era sorridente, prima dell’uscita per il lavoro».
E il sindaco di Luzzara, Andrea Costa, promette di aiutare il figlio Andrea. «Un bravo ragazzo. Come pure il padre».