Neonato venduto, fermati quattro rom

Coppia di nomadi paga 500 euro. La madre ha partorito sotto falso nome a Niguarda. La polizia: "Serviva per l’accattonaggio"

Venduto come un animaletto, e nemmeno tanto pregiato, appena 500 euro, certe razze di cani superano tranquillamente il doppio o il triplo. Ma nella trattativa si sono inaspettatamente inseriti gli investigatori della squadra mobile che, dopo cinque mesi di lavoro, hanno individuato e arrestato i protagonisti della «transazione»: la madre, il mediatore e gli acquirenti, una coppia di coniugi. Quattro romeni di etnia rom. Le indagini partono ancora lo scorso dicembre come diramazione dell’inchiesta «Stabor 1», una vicenda di sfruttamento conclusa con l’arresto di oltre venti zingari del clan Costorari, una volta abili calderai, ora aguzzini di minorenni costretti a mendicare e rubare. Questi miserabili individui tenevano i bambini «a guinzaglio come cani», come essi stessi si vantavano nelle intercettazione telefoniche, in una cascina a Baragiata di Pioltello, in provincia di Pavia, dove vennero poi rintracciati, e liberati, nove minorenni. E proprio durante gli appostamenti e le intercettazioni necessari alle indagini, gli investigatori coordinanti da Francesco Messina, dirigente della mobile, e Alessandra Simone, responsabile della sezione «fasce deboli», ebbero sentore della trattativa per la vendita del bimbo. Cinque mesi di accertamenti durante i quali vennero individuati prima la madre naturale, poi l’intermediario e infine la coppia acquirente. E l’altro giorno sono scattate le manette: i primi due vengono arrestati nel campo di Bisceglie, gli altri, insieme al bimbo, in un appartamento di Olevano di Lomellina in provincia di Pavia. La vicenda nasce in un contesto di estremo degrado. Narcisa Nicolae, 20 anni, si prostituisce in zona Bollate, «assistita» dal cugino Leonard detto Darius, di 25 anni. All’inizio del 2007 la ragazza rimane incinta, decide inizialmente di abortire poi viene convinta a portare a termine la gravidanza per cedere il figlio ai coniugi Lucan: Mariana, mendicante di 37 anni, e Ion, operaio in un forno inceneritore, cinque anni più giovane. Il 9 dicembre Narcisa si presenta a Niguarda per partorire esibendo il documento di Mariana, il medico ha qualche perplessità, tra le due ci sono 17 anni di differenza, mette un grosso punto interrogativo sulla data di nascita ma non può andare oltre. La prostituta esce dall’ospedale, consegna il neonato ai Lucan, incassa i 500 euro e se ne va per la sua strada. Dopo poco la madre naturale viene individuata, i poliziotti sequestrano la cartella clinica, punto interrogativo compreso, e proseguono le indagini arrivando a Darius e ai Lucan. E l’altro giorno scatta l’operazione «Stabor 2»: i quattro finiscono a San Vittore, il bimbo «liberato» in una comunità protetta. Ora si tratterà di accertare a cosa era finalizzata la compravendita. Di certo c’è che i due coniugi erano senza figli e quindi il gesto potrebbe anche essere finalizzato a colmare un «vuoto d’amore». Ma certo e anche che Mariana Lucan chiedeva l’elemosina agli angoli delle strade e si sa come un bambino piccolo attiri l’attenzione dei passanti, aumentando sensibilmente il «giro d’affari». In ogni caso in questi mesi il piccolo non è mai stato «utilizzato», ma stiamo comunque parlando di un neonato che sarebbe stato rischioso esporre ai rigori dell’inverno a poche settimane di vita. Rimane però il fatto che cedere bambini non sembra decisamente un disvalore nella cultura di questi soggetti. Sempre tornando al «Stabor 1» la polizia ha accertato come i minori schiavizzati non fossero i figli dei loro aguzzini né che fossero stati rapiti. Ma semplicemente venduti già in Romania dai genitori che poi, per evitare guai con la legge, si presentavano alle autorità locali per denunciare la scomparsa dei figli.