Neonazi invitati a una «conferenza sull’Olocausto»

Roberto Fabbri

Neonazisti tedeschi invitati in Iran insieme con esperti del governo di Berlino e con il premier britannico Tony Blair. Dovrebbe avere una composizione per lo meno bizzarra la «commissione» internazionale convocata dalle autorità iraniane per valutare «la reale portata dello sterminio nazista» e «porre le basi per una discussione chiarificatrice».
Il punto di partenza non è dei più incoraggianti sotto il profilo storiografico, dal momento che il presidente della Repubblica islamica Mahmud Ahmadinejad non fa mistero della sua convinzione controcorrente: l’Olocausto degli ebrei è sostanzialmente un’invenzione di questi ultimi, concepita per ottenere vantaggi impropri primo fra tutti la fondazione dello Stato di Israele in terra di Palestina.
Consulente scientifico del presidente Ahmadinejad e ideatore del progetto è Mohammad Alì Ramin, docente universitario a Teheran e altro noto negatore dello sterminio nazista degli ebrei. Un personaggio ben noto in Germania, dove ha studiato per un decennio imparando anche la lingua tedesca. Nel 2004 gli è stato negato il permesso di entrare in Germania proprio per il timore che le sue conferenze potessero alimentare l’antisemitismo. E ce n’era ben donde, visto che Ramin sostiene che «i popoli occidentali tollerano e finanziano i criminali israeliani solo perché li si è fatti credere di essere responsabili della morte di sei milioni di ebrei».
Ramin ha invitato alla sua conferenza - il cui vero scopo è fin troppo chiaramente quello di contestare il diritto a esistere di Israele - il negazionista tedesco Horst Mahler, ma il Land del Brandeburgo ha provveduto a ritirare il passaporto per sei mesi all’esponente neonazista, che pertanto non potrà recarsi a Teheran. Fingendo di ignorare che si guarderanno bene dall’accettare, sono stati invitati anche il premier britannico Blair e «studiosi tedeschi inviati dal governo di Berlino».
L’ossessione antisemita iraniana ha nel frattempo messo nel mirino anche il nostro Paese. Dopo le accuse alla Fiat reiterate lunedì e rafforzate dall’invito a boicottare il marchio automobilistico italiano in tutto il mondo musulmano, l’agenzia Fars, vicina agli ambienti più conservatori del regime iraniano, ha attaccato l’Italia affermando che «è diventata il Paese maggior sostenitore dei sionisti».
Ieri infine l’ayatollah Alì Khamenei, suprema guida spirituale dell’Iran, ha definito la pubblicazione su alcuni giornali europei delle vignette satiriche su Maometto «un complotto dei sionisti per mettere contro musulmani e cristiani».