Il neonominato Petti ha superato il tetto di 65 anni. Lorenzin (Forza Italia) «La solita voglia selvaggia di applicare lo spoil system ad ogni costo» Asl, altra spallata al «repulisti» di Marrazzo Il Tar del Lazio sospende la nomina del nuovo direttor

Antonella Aldrighetti

Più che un «cantiere sanità» - come lo definisce l’assessore Battaglia - la riforma del comparto regionale sembra un «castello di sabbia» che si sgretola sotto i colpi della giustizia amministrativa. Non ce ne voglia il governatore Marrazzo, ma la pre-sospensiva del Tar al licenziamento del direttore generale dell’Asl di Latina, Benito Battigaglia, è senz’altro una nuova spallata alla politica adottata dalla «casa di vetro». Tanto quanto il provvedimento già accordato a Domenico Alessio del San Camillo Forlanini. Il manager del polo pontino avrebbe dovuto passare, martedì 16, le consegne a Ernesto Petti già proveniente dall’Asl di Siena e, con Badaloni commissario straordinario della Asl Roma B. Invece Battigaglia, almeno fino al pronunciamento definitivo del giudizio, fissato per il 23 settembre, rimarrà inamovibile. Un’«epurazione» stoppata a dimostrazione di un’operazione dal tono «stalinista». «Presentando il ricorso alla sezione di Latina - dice Battigaglia - ho ottenuto subito l’interruzione temporanea del provvedimento direttamente dal presidente Francesco Bianchi. Lo spoil system invocato, infatti, non è applicabile alle aziende sanitarie perché definite autonome dalle stesse leggi dello Stato». Ma c’è un altro cruccio che alimenta il «caso Petti». «Il manager ha quasi 69 anni - aggiunge Battigaglia - semmai fosse legittima la sua nomina resterebbe in carica solo un anno perché coi 70 anni scocca l’ora della pensione». Ma allora Petti non rientrerebbe tra coloro i quali avrebbero potuto presentare la domanda d’accesso al bando perché bypassato il limite d’età fissato a 65? «Questa è l’applicazione delle regole sul modello di “Marrazzo pro domo sua”. La solita voglia selvaggia di applicare lo spoil system ad ogni costo», replica il coordinatore regionale di Forza Italia, Beatrice Lorenzin. Ma ci dev’essere una spiegazione logica sul perché, in ambito sanitario almeno, ad ogni passo in avanti la giunta ulivista mette il piede in fallo? «È la cultura politica che manca. La cosiddetta ratio che dovrebbe muovere il concetto di discontinuità, professato a parole, che viene interpretato da Piero Marrazzo e dai suoi, in maniera completamente distorta - dice, analizzando i primi 100 giorni di governo regionale, il capogruppo di Fi alla Pisana, Raffaele D’Ambrosio -. È l’ansia di dare poltrone che li fa sbagliare». E D’Ambrosio: «Troppe clientele cui rispondere fanno perdere il senso della misura: la sanità per la giunta di centrosinistra sta diventando un morbo letale. Non hanno capito che per epurare i manager avrebbero dovuto almeno sottoporli ad una verifica, come spiega la legge 229 del 1999 (la legge Bindi)». Avrebbero dovuto incastrarli sull’atto aziendale e sul mancato adempimento degli obblighi finanziari? «Budget e conseguimento degli obiettivi sono le regole contrattuali che, se non rispettate, possono dare il via all’interruzione di un contratto di diritto privato - chiosa -. Sappiamo bene che i direttori generali nominati dalla giunta Storace hanno rispettato gli accordi territoriali su cui si basa la gestione di un’Asl o di un’azienda ospedaliera». La parola al Consiglio straordinario sulla sanità convocato a settembre.