Nepal, il governo maoista insedia la nuova dea bambina

Il premier, l’ateo ed ex guerrigliero Prachanda, cede a una secolare tradizione induista. La piccola ha solo tre anni: verrà tolta ai genitori e chiusa in un monastero fino alla pubertà

New Delhi - Sembrava che con l’arrivo al potere dei maoisti a Kathmandu, il culto della Kumari, la «dea bambina», fosse spazzato via dai venti di modernità che spirano in Nepal. O magari messo in un ripostiglio come l’ex re Gyanendra che da maggio vive in una modesta magione alla periferia della capitale. Probabilmente, però, il nuovo governo maoista e ateo dell’ex guerrigliero Prachanda, diventato ora primo ministro, non ha fatto i conti con una tradizione secolare che ha profonde radici nell’ex regno himalayano dove induismo e buddhismo convivono in armonia. Dopo la nomina governativa della nuova «dea bambina» del sobborgo medioevale di Bhaktapur a fine settembre, adesso è stata la volta della Kumari «reale» di Kathmandu, quella che un tempo aveva niente meno che l’onore di legittimare il potere del sovrano con segno vermiglio impresso sulla fronte. La nuova arrivata nell’austero palazzo di legno intarsiato che si affaccia nel cuore storico della capitale, si chiama Matina Shakya. Ha appena tre anni e uno sguardo tra il perplesso e l’impaurito sotto il pesante trucco degli occhi. È stata scelta, come sempre, da uno speciale comitato di ex sacerdoti reali, e in mancanza del re è stata ufficialmente insediata dal primo presidente della neorepubblica nepalese, il medico Ram Baran Yadav. La piccola dea vivente sostituisce Preeti Shakya (il cognome Shakya indica la casta da cui provengono tutte le Kumari) che ormai arrivata alla soglia dei 12 anni stava per diventare «impura» o, come avevano riferito i suoi custodi religiosi, era a rischio di «incidenti», ovvero dell’arrivo delle mestruazioni. Era stata nominata poco dopo il massacro della famiglia reale nell’estate del 2001 quando salì al trono il dispotico Gyanendra.

Secondo un rituale che si perde nella notte dei tempi, la Kumari rappresenta l’incarnazione vivente della dea dell’energia Durga, una delle tante divinità del pantheon induista.

La bambina prescelta deve avere 32 «perfezioni», tra cui la pelle priva di cicatrici e un completo controllo delle emozioni. Secondo quella che molte organizzazioni di diritti dell’infanzia giudicano una «pratica barbara», le candidate, tutte di 3 o 4 anni, devono superare una serie di prove, tra cui quella di trascorrere una notte senza piangere in una stanza piena di teste mozzate di capre e bufali. Non è chiaro se anche la povera Matina ha dovuto subire lo stesso rituale. Di sicuro è che da oggi non potrà più stare con i suoi genitori, ma sarà «affidata» ai sacerdoti che gestiscono il palazzo dove vivrà praticamente come una reclusa secondo regole ferree. Per tre ore al giorno dovrà affacciarsi alla finestra per salutare i visitatori, soprattutto turisti stranieri, che la considerano una delle maggiori attrazioni della città. Le uniche uscite sono in occasione delle processioni religiose. La precedente Kumari di Bhaktapur aveva suscitato un vespaio quando era andata in viaggio negli Usa e per questo è stata costretta a un ritiro anticipato.

A difesa dei diritti della «dea bambina» era intervenuta addirittura la Corte Suprema, il massimo organo giudiziario, con una sentenza lo scorso agosto che a molti sembrava anticipare la messa in soffitta del vecchio e controverso rituale. Accogliendo una petizione di un gruppo di avvocati, i giudici avevano ordinato alle autorità religiose di mandare la Kumari a scuola e non privarla del diritto all’istruzione e alla libertà di movimento.