Nepal, italiano muore scalando la cima inviolata

L’altoatesino Alois Brugger era in cordata con Hans Kammerlander: è caduto nel vuoto forse per un errore

da Bolzano

Stava inseguendo il sogno di una vita: scalare una delle poche vette al mondo ancora inviolate, il monte Jasemba, un mostro bianco-nero, ripidissimo, con pendici ghiacciate su tutti i lati, una vetta che sembra non finire mai lungo la catena dell’Himalaya. È scomparso nel nulla, inghiottito dalle nevi perenni mentre scendeva da quota 7.100 verso il campo base. È finita così la vita di Alois Brugger, alpinista di 47 anni, padre di tre figli.
È stato Hans Kammerlander, 50 anni, uno dei più noti scalatori altoatesini, secondo come fama soltanto al «Re degli Ottomila» Reinhold Messner, a dare la notizia dal Nepal con il telefono satellitare ai familiari a San Giacomo in Valle Aurina, un paesino abbarbicato sui monti più a nord dell’Alto Adige, poco distante dalla Vetta d’Italia che rappresenta il punto più settentrionale del Paese.
L’incidente è avvenuto a circa 6.800 metri di quota durante la discesa. Kammerlander e Brugger per tutta la giornata avevano montato delle corde fisse ed erano arrivati a circa 7.100 metri. Avevano deciso di scendere al Campo Uno a 6.100 metri per poi proseguire verso il campo base. Dopo alcuni giorni di riposo avrebbero tentato la conquista della cima.
Brugger è sceso per primo assicurato a una corda fissa, dopo alcuni minuti anche Kammerlander è sceso lungo la corda ma non ha più visto Luis: in un primo momento aveva pensato che Luis fosse più stato più veloce di lui e che fosse già sceso verso il campo base. Quando però ha visto che nella neve c’erano solo le impronte lasciate durante l’ascesa e nessuna in discesa, Kammerlander ha capito che il dramma, ormai, si era consumato. Non è chiaro se l’incidente sia da imputare a un guasto tecnico al materiale oppure a un breve attimo di disattenzione durante il passaggio da una sicura all’altra. Brugger era una guida alpina molto esperta e istruttore di snowboard. Nei primi anni Ottanta aveva cominciato ad arrampicare sulle pareti più difficili nelle Dolomiti e nelle Alpi. Nel 1986 scalò per primo senza corde la parete ovest dell’Ama Dablam in Nepal. Negli ultimi sei anni è stato compagno di cordata di Kammerlander in quattro spedizioni: sull’Ogre, sul Nuptse e l’anno scorso, assieme a Karl Unterkircher, nel primo tentativo, fallito, di scalare il monte Jasemba che, ironia della sorte, in lingua nepalese significa «fortuna»
Sino al 2003, il versante sud della montagna era chiuso alle ascensioni alpinistiche per questioni di sicurezza. Il confine cinese passa infatti esattamente sulla vetta del Jasemba e tutta la zona circostante era diventata un quartier generale dei partigiani tibetani che lottavano contro l’occupazione del territorio da parte dei cinesi.