NEPPURE FIORELLO RISOLLEVA MORANDI

Nemmeno la fresca imitazione che Fiorello gli ha dedicato qualche sera fa - e si sa quanto le imitazioni giovino quasi sempre agli imitati - è riuscito a risollevare le sorti di Non facciamoci prendere dal panico (giovedì su Raiuno, ore 21). Un paio di stagioni fa Morandi riuscì a riossigenare gli ascolti del suo precedente show mettendosi in mutande. Oggi non si capisce bene cosa dovrebbe inventarsi per riprendere quota come ci si aspetterebbe dall'ennesimo dispendioso varietà di Raiuno. Proprio gli scricchiolii avvertibili negli spettacoli firmati da Bibi Ballandi costituiscono una sorpresa non certo positiva dell'attuale circuito televisivo. Morandi ha tanti pregi, ma non quello di essere uno showman poliedrico, e se non gli affianchi compagni in grado di reggere la scena con adeguata personalità e un copione bello tosto in grado di spalmarsi sulle cinque puntate si comincia a passare metà del tempo a scherzare (ancora) sulla sua età, sul suo ruolo di eterno ragazzo, sulla sua fama di sciupamamme, e si finisce inevitabilmente nell'amarcord canoro più prevedibile. Per carità, Morandi è sempre piacevole da ascoltare, ma se l'obiettivo è sentir cantare ancora una volta a più riprese C'era un ragazzo che come me o Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte non c'è bisogno di scomodare grandi produzioni, ingaggiare Paul Sorvino (non si sa bene a quale scopo) e poi magari affidare la parte comica agli sforzi del volenteroso ma debole Marco Del Noce, o quella di partner alla personalità ancora acerba di Esther Ortega. Restano i duetti, espediente intelligente per creare accostamenti curiosi, ma questa volta l'impressione è che sia mancato qualche grosso nome, che vi siano state defezioni importanti, e del resto se nella prima puntata l'ospite di grido è Pupo qualche dubbio comincia a venire sui criteri di selezione e sulle ambizioni del programma. Di Non facciamoci prendere dal panico resterà in mente in positivo l'unica idea buona anche se discutibile, quella dei duetti virtuali con alcuni grandi cantanti scomparsi (come Battisti e Gaber), e in negativo le tiritere populiste «ce l'ho-mi manca» che paiono diventate una tassa fissa da subire negli spettacoli di varietà, specie su Raiuno, un condensato di luoghi comuni buonisti coi quali si raccattano facili applausi, all'insegna del «che tempi» e del «non ci sono più le stagioni di una volta». Facile riconoscere, in questi siparietti, la mano dell'autore Diego Cugia. Un altro dei tanti che era partito, da ribelle duro e arrabbiato, con i monologhi fustiganti di Alcatraz e che è finito nel tran tran dorato di Ballandi. Come cantava Venditti a suo tempo: compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?