Neppure Katrina ferma la Federal Reserve

La strategia delle mini-strette destinata a proseguire. Inflazione sotto controllo nonostante il caro-greggio

Rodolfo Parietti

da Milano

Niente pause, perché le ripercussioni sull’occupazione, sui consumi e sulla produzione provocate dall’uragano Katrina si esauriranno nel breve termine. Niente pause, perché le tensioni inflazionistiche generate dal ciclone sui prezzi energetici non appaiono tali da condizionare il ciclo economico espansivo. Le devastazioni provocate dalla «tempesta perfetta» (danni stimati per 100 miliardi di dollari) avevano creato un alone di incertezza sulle mosse della Federal Reserve per la prima volta dopo mesi, ma Alan Greenspan non ha cambiato neppure questa volta idea. Dal cilindro è così uscito ieri, e per l’undicesima volta consecutiva, un rialzo di un quarto di punto dei tassi, ora attestati al 3,75% e dunque a un soffio da quel 4% che molti analisti ipotizzano come target per il costo del denaro entro la fine dell’anno. Per effetto della manovra compiuta dalla banca centrale Usa, il differenziale con i tassi di Eurolandia (inchiodati al 2% dal giugno 2003) si è quindi allargato all’1,75%.
Non è dunque servita l’opera di moral suasion intrapresa - seppur con discrezione - da una Casa Bianca al minimo dei consensi dopo l’uragano per convincere un Greenspan ormai sempre più vicino alla pensione (il mandato scadrà a fine gennaio 2006) della necessità di non toccare le leve del costo del denaro. Motivo? Basta leggere questo passaggio del comunicato che ha chiuso la riunione del Fomc (il braccio operativo in materia di tassi): «Prima dell'uragano l'output sembrava impostato lungo un buon sentiero di crescita. La diffusa devastazione del Golfo del Messico, la conseguente dislocazione dell'attività economica e il rialzo dei prezzi dell'energia implicano che la spesa, la produzione e l'occupazione diminuiranno nel breve termine. Inoltre la volatilità dei prezzi dell'energia è aumentata con l'arresto dei processi di produzione e raffinazione del greggio. Tuttavia - conclude il Fomc - nonostante questi imprevisti abbiano aumentato l'incertezza sulla performance dell'economia nel breve termine, il Comitato non ritiene che possa rappresentare una minaccia più persistente». I tassi possono quindi ancora salire a un ritmo «moderato».
Anche se il dibattito tra i governatori della Fed è stato più acceso rispetto ai precedenti summit (9 voti a favore della mini-stretta, uno contrario), ha prevalso la strategia tesa a mantenere sotto controllo i prezzi attraverso gli strumenti della politica monetaria. E, finora, la Fed ha centrato l’obiettivo, visto che i prezzi core non rappresentano un problema. Ma ogni cosa ha un prezzo: con la mossa di ieri, Greenspan rischia di avviarsi al pas d’adieu con un indice di popolarità assai basso tra le migliaia di disoccupati creati da Katrina e anche tra i consumatori, il cui potere d’acquisto è diminuito con l’aumentare dei prezzi energetici.