Neppure l’arbitro riesce a far vincere la Juventus

Parma a segno con Dessena, pari di Ibra. Poi Palanca inventa un rigore che Del Piero sbaglia. E su Corradi...

nostro inviato a Torino
Luca Palanca, arbitro romano, rischia di passare alla cronaca, dopo Dattilo e Rosetti. A quattro minuti dalla fine ha fischiato un rigore inesistente a favore della Juve per un contatto tra Grella e Vieira, Del Piero ha aiutato la carriera dell’arbitro calciando contro la traversa. Ma resta un altro grosso dubbio su un contatto tra Cannavaro e Corradi negli ultimi secondi e allora ne scriveremo ancora, avanti c’è posto. Uno a uno, proprio così tra Juve e Parma, un punto solo ma basta e avanza alla squadra di Capello per allontanarsi ancora in classifica, visto quello che l’Inter ha combinato a Firenze.
Molte bugie nel risultato, la Juventus avrebbe potuto vincere ma anche buscarle, ha giocato male nel primo tempo e ha cercato il risultato con un finale d’altri tempi, cuore e basta. Terzo pareggio per i bianconeri in campionato, segnale di affaticamento. Nel primo tempo sono accadute le cose che confermano perché il calcio non sia una scienza esatta. Il Parma ha dovuto sopportare le molestie juventine e poi l’ha castigata. Tramortita dallo svantaggio, anche umiliante, la Juve ha acciuffato il pareggio con l’uomo fino a quel momento più indisponente e fischiato dai rari tifosi del Delle Alpi: Ibrahimovic, il quale addirittura dopo dieci minuti di partita si era avvicinato alla panchina chiedendo a Capello il cambio, per un indolenzimento inguinale. Dunque 1 a 1 come totale parziale di tre quarti d’ora mosci, giocati sotto ritmo dai bianconeri e con il minimo sforzo dai ragazzi di Beretta.
Nonostante la mezz’ora di riscaldamento pre-partita e dunque la possibilità di verificare le condizioni del prato, i giocatori juventini sono andati in slitta almeno mezza dozzina di volte e un paio di incertezze hanno creato il panico davanti a Buffon. Il gol del vantaggio del Parma è arrivato proprio mentre i difensori juventini stavano incerti sui trampoli, al minuto 39’ Marchionni ha ingannato Thuram e Bresciano ha fatto lo stesso con Cannavaro, il pallone è arrivato sui piedi di Dessena, il migliore della comitiva, che ha fintato ancora sul dischetto e ha poi superato Buffon. Il portiere si era fatto trovare impreparato anche su un pallonetto incrociato e velenoso di Corradi, mandato al tiro da Marchionni. Due segnali di allarme per la Juve che ha giocato sempre un football orizzontale, trovando rare soluzioni in attacco, per la fragilità di Del Piero e la presupponenza di Ibrahimovic, alle spalle dei quali Vieira ha fatto come ormai solito piccole cose con grande sforzo al contrario del suo sodale Emerson, ferocissimo su ogni pallone e autore di un recupero miracoloso di Corradi. Maluccio anche Mutu a destra, corridoio sul quale la Juventus non ha saputo aprofittare della debolezza avversaria individuata in Contini. Lo stesso Mutu, avulso e sempre a testa bassa nella corsa, ha indovinato il primo passaggio a qualche secondo dall’intervallo, di esterno destro per Ibrahimovic che di prima intenzione ha scaricato in porta il pareggio.
Molta più Juve nella ripresa, fuori Zambrotta per guai muscolari, dentro Blasi che per poco non combina il guaio offrendo a Corradi la palla gol bruciata dall’attaccante. Parma in resa, Trezeguet ha creato il panico, Nedved è cresciuto ma la porta degli emiliani è rimasta chiusa. Le conclusioni di Nedved, Del Piero, Mutu sono finite tutte contro il muro, Capello ha richiamato Mutu proprio nel momento migliore del romeno, più reattivo che nel primo tempo, è entrato Camoranesi che ha sbagliato di tutto e di più. Football eroico e di cuore con l’azione decisiva a quattro dalla fine: Grella ha appena soffiato sul corpo di Vieira, l’arbitro Palanca ha inventato il rigore, Del Piero ha colpito la traversa, Dio non è bianconero. E non è una vignetta satanica.