Neppure il Pd difende il presidente della Repubblica

Povero presidente della Repubblica. Neppure il suo Pd lo difende. Neppure i compagni di partito gli votano la solidarietà. Cose assurde, che accadono alla Spezia, là dove il centrosinistra considera di destra Rifondazione. Esagerazioni? Mica tanto, se si pensa che ancora una volta il partito che continua a sventolare falce e martello si schiera con Pdl e Lega. D’accordo, in votazione c’è una questione quantomai bipartisan, c’è appunto la solidarietà a Giorgio Napolitano attaccato pesantemente da Antonio Di Pietro durante un comizio di piazza. D’accordo, simili posizioni non hanno colore. Almeno non dovrebbero averne. Ma alla Spezia ce l’hanno.
A smascherare ancora una volta la posizione di una «certa sinistra», ci pensa Oreste Micacchi, capogruppo di Forza Italia verso il Pdl in consiglio provinciale. Dopo le esternazioni di Tonino contro i «silenzi» del Colle paragonati all’omertà mafiosa, l’azzurro aveva presentato un ordine del giorno di solidarietà al Capo dello Stato. Finalmente messo in votazione, il documento ha ottenuto un convinto voto favorevole del Pdl, della Lega, dei rappresentanti della Lista Schiffini e di Rifondazione comunista. Che si è spaccata ancora una volta dai «cugini» del Pdci, contrari al pari dei due consiglieri dell’Italia dei Valori. E il Pd? Il partito del presidente della Repubblica? Non pervenuto. O meglio, astenuto. Più importante non fare uno sgambetto agli alleati che difendere la massima carica dello Stato.
Neppure questa loro posizione è però bastata a evitare la frattura totale della maggioranza. Perché, offesissimi, i due consiglieri dell’IdV hanno abbandonato l’aula senza proseguire i lavori. Poco dopo si è trattato un delicato tema quale la pre analisi del bilancio, già in pesante ritardo. «Il centrosinistra si è nuovamente presentato confuso e senza neppure fornirci una documentazione adeguata - sottolinea il capogruppo azzurro Micacchi - C’è stata una forte discussione, poi anche noi consiglieri di opposizione abbiamo abbandonato l’aula. A quel punto in consiglio è venuto a mancare il numero legale e la seduta è stata sospesa. L’atteggiamento dei dipietristi ha finito per tradire la loro stessa maggioranza». E su un documento particolarmente delicato come il bilancio. Ma d’altra parte se l’onore di Di Pietro vale più di quello del Capo dello Stato, certo non può essere calpestato in nome di un banale elenco di conti.