Neppure il tridente «spinge» Del Piero

Qualche spunto e tanti errori nella prova dello juventino. Che non nasconde la delusione quando viene sostituito

nostro inviato a Losanna

L’ennesimo esame, nonostante sia uno dei veterani di questa nazionale. Ieri sera a Losanna è tornato il tridente vero di Lippi (le due punte alte con il trequartista) e Alex Del Piero ha dovuto giocarsi la sua nuova chance. Da Coverciano a oggi ha preferito il silenzio. «Non devo dimostrare nulla», continua a ripetere a mezza voce lo juventino, come se undici anni di rapporto con la nazionale maggiore e settantatré presenze (compresa quella con l’Ucraina) contassero poco o nulla.
Lo stato di forma è quello che è, mentalmente Alex sembra condizionato tutte le volte che deve fare una giocata. Gli occhi di tutti sono su di lui, in attesa che Totti recuperi pienamente dall’infortunio. E metta di nuovo in discussione il ruolo da titolare dell’eterno Godot. Ci prova a sforzarsi di sorridere: così è accaduto nello spogliatoio di Ginevra quando un tifoso gli ha chiesto l’autografo, quasi a cancellare la faccia scura esternata dopo il match con la Svizzera.
Ieri lo stadio olimpico «La Pontaise» gli ha tributato un boato già quando lo speaker ha letto il suo nome. E poi altri boati per tutti i palloni toccati. Non tanti per la verità e molti imprecisi. L’impressione è che non riesca a fare due cose buone di fila. Imballato e appesantito nel fisico, ma anche nella testa da pressioni infinite, Del Piero regala pochissimi sprazzi e tanti errori. Cerca di stare dietro le due punte, ma inevitabilmente si sposta a sinistra dove viene frenato dalle discese da dietro di Grosso. Un assist per Gilardino dopo 9’ sembra mettere la sua partita sui binari giusti, ma è solo un’illusione.
Quando trova il dribbling giusto nella lunetta di centrocampo, si allunga troppo il pallone. E quando combina perfettamente con Gilardino e trova il fallo dell’avversario al limite dell’area, la sua punizione è solo una «telefonata» al portiere Shovkoskyi. Più preciso il cross per Toni al 34’ in una delle rarissime combinazioni del tridente, da dimenticare il pallone giocato dopo il recupero di Pirlo. Inevitabile dopo un’ora la sostituzione con Totti, che Alex accetta con visibile delusione. Avrebbe voluto essere protagonista con gli altri colleghi del tridente come ad Amsterdam con l’Olanda e a Firenze contro la Germania, nelle vittorie più esaltanti dell’era Lippi. Anche solo uno «spicchio» di gloria è ancora lontanissimo.