Neri per Caso, un ritorno boom "Usiamo le voci come strumenti"

Dopo 5 anni il gruppo vocale è di nuovo in testa a tutte le classifiche. Se in un album di undici canzoni la chitarra è soltanto un’intrusa
sfuggente e l’altro strumento sono le conchiglie, allora vuol dire che
tutto il resto è basato sulle voci. E che voci

da Milano

Se in un album di undici canzoni la chitarra è soltanto un’intrusa sfuggente e l’altro strumento sono le conchiglie, allora vuol dire che tutto il resto è basato sulle voci. E che voci. Non c’è nulla da fare: i Neri per Caso hanno un marchio di fabbrica che li trasforma in un caso unico nella recente discografia italiana. Non suonano strumenti, suonano le voci. E adesso che è uscito un loro cd dopo cinque anni, Angoli diversi, il successo è sempre lo stesso: primi nella classifica ufficiale di iTunes, molto alti nella classifica Fimi Nielsen e strombazzati dalle radio grazie a un singolo, What a fool believes, che questi sei salernitani cantano con Mario Biondi, un altro benedetto da Dio. «Le origini della nostra musica - dice Massimo - sono primordiali, quasi preistoriche. Poi ci sono stati il gospel e gli spiritual e il doo-wop, ma la radice è sempre la stessa». Per capirci, gli strumenti musicali sono storicamente nati come imitazioni delle voci e i Neri per Caso fanno il processo contrario. Cantano, e va bene. Ma imitano anche gli strumenti, come si ascolta qui e là in Angoli diversi dove sono riprodotti a voce addirittura gli assoli di sax. «E l’effetto sulla gente - spiega Massimo - è sorprendente: rimane senza fiato, specialmente i bambini, forse perché noi siamo senza rete, non abbiamo nessuna protezione». D’altronde i Neri per Caso, che molti ritengono i veri eredi del Quartetto Cetra, non amano proteggersi. E anche il loro cd, che è una raccolta di brani classici cantati con i loro autori, da Gino Paoli a Claudio Baglioni, avrebbe potuto esporli al rischio di risultare stantii o autoreferenziali. Ma non è così: da Piccola Katy con i Pooh fino a Balla balla ballerino con Lucio Dalla o 7000 caffè di Alex Britti, sembrano brani nuovi, rinati. «Il nostro primo incontro, tanti anni fa, con Gino Paoli è stato quasi surreale: lui, che ha un imprevedibile senso dell’umorismo, fece una battuta sulla nostra meridionalità e io me la presi molto. Ma poi ci siamo subito spiegati». «E invece conosciamo Baglioni da quando ci invitò a cantare al San Paolo di Napoli». Insomma, in sedici anni di carriera, i Neri per Caso hanno viaggiato per l’Italia e per il mondo raccogliendo applausi soprattutto da quando, al Sanremo del 1995, vinsero tra le Nuove Proposte con la memorabile Le ragazze. Adesso, che sono in giro da un bel pezzo, fanno concerti ovunque e «da Caracas a Singapore c’è gente che ci viene ad ascoltare conoscendo già le nostre canzoni». E chissà se, quando nel 1992 i fratelli Domenico e Gonzalo hanno riunito i cugini Ciro e Diego e gli amici Massimo e Mario, si sarebbero immaginati di metter su il gruppo «a cappella» più fortunato degli ultimi trent’anni. «E invece con i primi tre album abbiamo venduto più di un milione di copie».
Poi, a un certo punto, i Neri per Caso, sono spariti dal mercato, zero dischi e zero promozione, ma hanno continuato a tenere concerti perché è lì, sul palco, che loro rendono di più: «Non avevamo un’idea buona, quindi abbiamo detto: fermiamoci, non incidiamo più dischi». E così è stato fino a febbraio, quando è uscito Angoli diversi e il gruppo è tornato a essere un fenomeno da classifica. «Stavolta - conclude Massimo - abbiamo scelto brani solo cantautorali, ma la prossima volta potremmo duettare con Mina o altre grandi cantanti femminili, italiane o straniere». E state attenti perché, se si mettono in testa una cosa, i Neri per Caso posso anche prendersi tutto il tempo che vogliono ma poi la realizzano.