Neri Marcorè incontra Pennac

L’attore: «Avati e Pennac hanno la stessa idea tragicomica dell’esistenza»

Pier Francesco Borgia

L’ultimo racconto di Daniel Pennac approda direttamente in palcoscenico. Prima ancora che La lunga notte del dottor Galvan (di prossima pubblicazione per Feltrinelli) arrivi in libreria è in teatro che impareremo a conoscere le disavventure del giovane medico in forza a un pronto soccorso parigino.
L’appuntamento è per martedì sera al teatro Ambra Jovinelli dove, fino al 18 dicembre, Neri Marcorè presta il volto e la voce a questo nuovo eroe pennachiano. Lo spettacolo è ovviamente diretto da Giorgio Gallione, che ormai ha fatto della traduzione teatrale del genio romanzesco dello scrittore francese quasi una «missione».
Dopo aver diretto Bisio (si ricorda tra gli altri il successo del Signor Malaussene), Gallione punta adesso su Marcorè, al suo debutto in un monologo. «Professionalmente parlando - racconta l’attore, interprete tra l’altro dell’ultimo film di Pupi Avati La seconda notte di nozze - sono nato in televisione. Il teatro, però, credo sia una naturale aspirazione per tutti coloro che come me fanno questo mestiere. Fino ad oggi mi era mancata soltanto l’esperienza del monologo. La lunga notte del dottor Galvan interviene a colmare questo “vuoto”».
L’ultimo personaggio nato dalla fantasia di Pennac è un giovane medico alle prime armi. I suoi turni al pronto soccorso di un nosocomio parigino sono popolati dai più grotteschi «ospiti». Tra questi merita un posto d’onore un paziente davvero particolare. «Si tratta di una versione rivisitata e corretta del malato immaginario - racconta l’attore -. Uno di quei curiosi personaggi che immaginano di soffrire di qualsiasi malattia. Soprattutto delle più rare».
E il suo peregrinare da un reparto all’altro di un ospedale somiglia piuttosto alle tappe di una brillante carriera che a quelle di una via crucis. «Questo malato soffre in verità dell’ambizione da primato scientifico - spiega Marcorè - e tutti gli specializzati interni al nosocomio fanno a gara per accreditare i suoi sospetti». Insomma l’incrollabile idealismo del giovane Galvan si scontra con questo delirio molieriano ai confini tra scienza e idiozia.
Marcorè trova modo di vedere nelle sue ultime esperienze professionali una sorta di filo comune. «Avati e Pennac tendono ad accostare - racconta l’attore - gli aspetti ironici e paradossali della nostra contemporaneità con quelli tragici della vita quotidiana». Il giovane medico tirocinante è l’ultimo di una galleria di personaggi che Marcorè ha saputo rendere con intelligente eleganza e senso della misura. Uno degli ultimi cui ha prestato il volto e la voce è il protagonista di Un cuore altrove che gli è valso il premio David di Donatello. Il grande pubblico lo ricorda anche per le caricature di personaggi pubblici (come il ministro Gasparri) che hanno popolato trasmissioni satiriche come l’«Ottavo nano». «Per il momento penso a questo spettacolo e al mio impegno con la trasmissione Per un pugno di libri. In futuro? Di sicuro c’è ancora il cinema e una fiction tv».