Nerone e Cesare finiscono alla sbarra

I due spettacoli andranno in scena a Massenzio dal 17 al 28 luglio

Pier Francesco Borgia

I capi di imputazione sono veramente pesanti. Per Giulio Cesare si parla di genocidio nei confronti degli Elvezi, dei Galli e dei Germani, di corruzione ed attentato alla Repubblica Romana. Sul capo di Nerone pendono accuse altrettanto gravi: omicidio della madre (Agrippina) e della moglie (Ottavia) e di Seneca, incendio doloso del sacro suolo della città di Roma, di persecuzione dei cristiani e di corruzione dei costumi.
Due processi che passeranno alla Storia. Anzi due processi che arrivano dalla Storia. È da qui che parte la piccola rassegna «Imperatori alla sbarra» che verrà ospitata dal prossimo 17 luglio (e fino al 28 dello stesso mese) alla Basilica di Massenzio. Si parte dal collaudato «Processo a Giulio Cesare - Anatomia di un omicidio», scritto a quattro mani da Corrado Augias e Vladimiro Polchi. Il regista Giorgio Ferrara guida sul palcoscenico un gruppo di attori (tra cui Urbano Barberini, Andrea Giordana e Paolo Bonacelli) che vestiranno i panni dei coprotagonisti di questo processo e al loro fianco troveranno anche due studiosi del calibro di Andrea Giardina e Luciano Canfora. Alla fine sarà la giuria popolare (selezionata tra il pubblico presente) ad emettere la sentenza.
«Lo spettacolo - racconta il regista - ha avuto un ottimo debutto l’anno passato nella cornice del Foro di Traiano. E proprio il successo di allora ci ha portati a scegliere una cornice altrettanto suggestiva ma più capiente». La Basilica di Massenzio, infatti, ospiterà fino a 1.200 persone (a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti).
Se per il processo di Giulio Cesare si tratta di una felice ripresa, il procedimento nei confronti di Lucio Domizio Enobarbo detto Nerone è una novità assoluta. Il modulo ricalca quello dedicato a Cesare, pur con una maggiore libertà espressiva nell’uso delle fonti e maggior drammatizzazione.
Il «Processo a Nerone» che andrà in scena a partire dal 24 luglio ha un sottotitolo emblematico: «le confessioni di Agrippina» e cerca quindi di portare alla luce alcuni aspetti della vita «privata» di Nerone.
Sul palcoscenico ci sarà ancora Bonacelli, affiancato questa volta da Adriana Asti (nei panni di Agrippina), Luisa Ranieri (Ottavia) e Jean Sorel, che veste i panni dell’accusatore di Nerone.
Mentre per Cesare Augias e Polchi hanno sfruttato - tra gli altri - i testi di Cicerone, Svetonio e Plutarco, per Nerone si sono affidati a Seneca, Tacito, Cassio Dione e Plinio il Vecchio.