Nervi e Sant’Ilario traditi da Tursi

(...) Il peccato originale data 1926, quando Mussolini decise - naturalmente senza consultare le popolazioni interessate - di conglobare i Comuni limitrofi nella Grande Genova: decisione fatalmente obbligata per gli Enti territoriali di Albaro, Foce, Marassi, Sampierdarena e dintorni, risultata alla lunga esiziale per i Comuni rivieraschi più lontani da Tursi e segnatamente per Nervi e Sant'Ilario, stazioni climatiche di fama mondiale che ospitavano mediamente allora 2 mila stranieri al giorno da settembre a maggio.
L'ultima nostra iniziativa autonomista (la prima fu del 1979), iniziata nel gennaio del 2002, perfettamente legittima in quanto autorizzata dalla Legge dello Stato 15 febbraio 1953 n. 71 («É consentita la ricostituzione dei Comuni soppressi dopo il 28 ottobre 1922 quando sia chiesta da almeno 3/5 degli elettori ivi residenti»), era - ed è - giustificata da solide ragioni storiche e pratiche (Tursi ha progressivamente tradito, fino ad umiliarla, la vocazione turistico-residenziale di Nervi e Sant'Ilario) a tal punto valide - giusta la sentenza 433 del 1995 della Corte Costituzionale - da indurre 13 consiglieri della Giunta regionale Biasotti ad appoggiarci presentando nel gennaio del 2003 la proposta di legge (due letture: la prima a maggioranza qualificata dei 2/3, la seconda a maggioranza semplice a 12 mesi di distanza) avente ad oggetto l'istituzione del Comune di Nervi-S.Ilario, 12.500 abitanti a 10 chilometri da piazza De Ferrari.
Si trattava del passo fondamentale per arrivare al referendum consultivo, previsto dalla Costituzione e dallo Statuto regionale, che sarebbe stato sottoposto all'approvazione della popolazione interessata di Nervi e S.Ilario (il cui «sì» era - ed è - largamente scontato). Passo che fu vergognosamente rallentato dall'ostruzionismo - meglio dire boicottaggio - dell'opposizione e da taluni pesci che navigavano inquieti nel barile della maggioranza (gli stessi - che tu Max ben conosci - cui poi riuscì l'incredibile autogol di far perdere Biasotti). Passo dunque rallentato al punto che si giunse a votare la legge in prima lettura solo a fine legislatura (aprile 2004), e addio referendum: insomma peggio per noi, cornuti e mazziati.
Vedi, caro Max, noi siamo furibondi perché, pagando l'Ici costantemente più cara di Genova, abbiamo progressivamente visto cancellare i Balletti di respiro mondiale e l'ospedale fondato a suo tempo da privati cittadini locali; abbiamo visto cancellare negli ultimi 30 anni 2 mila posti letto e 650 posti di lavoro nel settore alberghiero; abbiamo visto cancellare le aiuole dal mitico Viale liberty delle Palme orrendamente incementato con gli spiccioli del G8 e nondimeno gratificato dell'ormai trentennale scempio della villa abbandonata di fronte alla stazione ferroviaria; abbiamo visto morire negli ultimi 3 anni 120 piante pregiate nei Parchi che da rinomatissimo lussureggiante giardino botanico sono stati declassati a landa desolata ad esclusivo uso e consumo di topi, cani sciolti e mandrie di forsennati giocatori di pallone e assimilati; vediamo mediamente chiudere nel giro di 3 anni il 60% dei negozi - che sono il motore della vita civile di relazione - che i coraggiosi (incoscienti?) di turno si ostinano a riaprire. E ora, mentre sempre più ci incementano con parcheggi privati (principalmente su suolo pubblico: è tutta Ici che cola…) mentre a noi servirebbero soprattutto a rotazione per vedere a Nervi il doppio dei visitatori e la metà delle automobili per strada, vogliono toglierci pure il Commissariato di polizia! Parcheggi a rotazione, marciapiedi opportunamente allargati e dignitosamente piastrellati, «creuze» in ordine, pulizia, rispetto del verde, illuminazione e vigilanza: è quanto occorrerebbe a un borgo rivierasco, popolato in alta percentuale da bambini e anziani, che la natura ha gratificato di un'invidiabile Passeggiata al mare di 2 chilometri, della straordinaria spalliera di Sant'Ilario, di un Porticciolo da rendere infine fruttuosamente tale, di 12 ettari di Parchi che sarebbero l'oasi ideale per ospitare un teatro all'aperto stabile in cui proporre manifestazioni socio-ludico-culturali di richiamo nazionale ed internazionale. Questo avremmo meritato da Tursi. Questo Tursi si ostina a negarci da tempo immemorabile. Tutto ciò mentre - ad onta delle obiettive difficoltà che stanno attraversando gli Enti territoriali in genere e del micragnoso «manimàn» che frena noi liguri in particolare - vediamo Bogliasco, Recco, Camogli, Zoagli, Arenzano, Cogoleto comunque crescere e migliorarsi; e soprattutto constatiamo con macerante invidia il progressivo affermarsi delle iniziative turistico-culturali di Fiumicino e Cavallino Tre Ponti, i due Comuni cui - partiti dalla nostra condizione - Roma e Venezia hanno benevolmente concessa l'autonomia amministrativa.
Caro Max, non ci incantano con i loro cosiddetti Municipi (oltretutto, il nostro arriva a San Desiderio e Bavari! Carleo è un presidente di buonsenso, ma il peso di noi 12.500 su 75 mila residenti tende fatalmente a zero), Municipi che fatalmente si risolveranno in fonte di ulteriori sprechi di denaro. Poiché non ne possiamo francamente più, quando l'amico Biasotti rivincerà in Regione riprenderemo la battaglia per l'autonomia. Nel frattempo, troveremo modo di scaldare i motori scendendo democraticamente in piazza. Ti ringrazio per l'ospitalità.