Il nervosismo di Bersani"Io sono il segretario anche di Matteo Renzi"

"Sono il segretario anche di Renzi", dice il leader del Pd. "Non c’è rinnovamento senza cambiamento, ma il rinnovamento non è una sostituzione"

Ormai è un duello a distanza. "Io sono segretario anche di Renzi", dice Bersani. Un modo come un altro per tenere a distanza il rottamatore. Ma anche un segnale di malcelato nervosismo, quasi che il leader del Pd temesse di vedersi sfilare la sedia. Bersani parla in tv, su Raitre, nella trasmissione "Apprescindere". Quando gli chiedono quale sia la differenza tra rinnovamento e "nuovismo" lui va subito al sodo: ricorda che nei giorni scorsi, a Napoli, ha riunito duemila giovani consegnando loro il messaggio secondo cui "non c’è rinnovamento senza cambiamento - il rinnovamento non è una sostituzione". Ma come dimenticare che l'incontro del Pd all'ombra del Vesuvio è stato organizzato proprio nel weekend in cui Renzi teneva a battesimo il suo Big-Bang a Firenze?

Rivolgendosi ai giovani vicini al Pd il segretario dice: "Ragazzi, dovrete far meglio di noi, venite e risolvete i problemi che noi non siamo riusciti a risolvere". Un'ammissione di colpa, a pensarci bene. Poi arriva la frase a effetto, che sembra fatta apposta per bastonare (ovviamente solo in senso metaforico) il giovane sindaco fiorentino. Bersani cita l'appello di Enrico Berlinguer ai giovani: "Venite dentro e cambiateci". E ricorda che quella frase ce l'ha "sempre in testa".

Mai il mio nome sul simbolo C'è un altro concetto su cui Bersani insiste molto. E' quello del nome sul simbolo. "Salvarsi è un processo collettivo, il mio nome sul simbolo non lo metto perché ci si salva insieme". E chiarisce meglio il senso del suo ragionamento: "Dobbiamo uscire da quella malattia, cosa guadagniamo se mandiamo a casa Berlusconi e il giorno dopo torniamo a cercare il salvatore della patria?". Pochi giorni fa Renzi, proprio su questo punto, aveva detto l'esatto contrario: Bersani sbaglia, il nome sul simbolo è una delle poche innovazioni positive fatte da Berlusconi. Toglierlo sarebbe sbagliato...

Il segretario del Pd alla fine ripete il suo mantra: "E' auspicabile una alleanza tra progressisti e moderati per realizzare le riforme necessarie". La sinistra non riesce a immaginare di poter tornare al potere da sola. Ha bisogno, ieri come oggi, di una stampella centrista. E forse anche di un leader. Il famoso "papa straniero"?