«Nessun agguato: Prodi non ha la forza di andare in piazza»

Il centrodestra condanna la fuga dal corteo di Milano. Fassino e il Professore: giusto disertare

Massimiliano Scafi

da Roma

Nessuna fuga, dice Romano Prodi: «Doveva essere una manifestazione di tutti contro la violenza, invece è stata trasformata in una dimostrazione di parte. Sono molto dispiaciuto, ma se uno diventa un punto di contraddizione è meglio che non vada». E nessun rimpianto: «Ho visto che gli stessi commercianti milanesi hanno detto che è stato un errore cambiare i connotati unitari del corteo. Va bene la campagna elettorale, però certe cose non si devono fare», conclude alludendo ai tanti manifesti contro di lui. E Piero Fassino parla di «agguato». «Gli striscioni erano solo l’antipasto. Era chiaro che An voleva aggredire me e Prodi e creare inutili tensioni». Da qui la scelta dei dirigenti del centrosinistra di non presentarsi a Milano. «Noi avevamo aderito - racconta il segretario della Quercia - per esprimere la solidarietà ai commercianti e ribadire la nostra netta condanna alla violenza e al teppismo. Poi la manifestazione ha via via assunto una piega che rischiava di essere fonte di ulteriori tensioni».
Queste le spiegazioni dei due leader dell’Unione. Gianfranco Fini però le trova «risibili» perché a Milano, assicura, «non c’era alcuna trappola e nessuno aveva organizzato alcunché contro Fassino e Prodi». La manifestazione, sostiene il vicepremier, è stata spontanea e «non strumentalizzata» dalla destra. «Sono rimasto abbastanza stupito perché avevano annunciato la loro presenza e io consideravo un fatto positivo che tutte le forze politiche condannassero la violenza e esprimessero l’appoggio ai milanesi. L’altra sera c’era tanta gente, se Prodi e Fassino avessero partecipato avrebbero fatto bene e non sarebbe accaduto assolutamente nulla».
Per Roberto Formigoni «non si rinuncia per paura di qualche fischio, siamo a tre settimane dal voto e ogni partito ha diritto di fare campagna elettorale». Comunque, prosegue il presidente della Regione, «il comizio finale non era politico e chi ha dato forfait si è perso una serata molto bella». Per Ignazio La Russa «i fischi che avrebbero accolto Prodi sarebbero stati quelli dei commercianti, non quelli di An: il Professore per venire pretendeva che venissero tolti i manifesti dai muri, una cosa inaudita». Per Renato Schifani «a Milano non era previsto nessun agguato, ma solo la ovvia e prevedibile conseguenza di tanta gente che dopo aver assistito al saccheggio della propria città non era disposta a tollerare altre presenze provocatorie di chi ha nella sua coalizione esponenti rappresentativi di quelle frange estremiste». Roberto Maroni parla di «assenze puerili, non sono venuti perché non hanno voluto». E secondo Roberto Calderoli «è la dimostrazione che Prodi non è un leader perché non è in grado di scendere in piazza a fianco dei cittadini per dire no alla violenza di piazza».
Il centrosinistra difende la scelta di Prodi e Fassino. «Hanno fatto bene - dice Enrico Boselli -, non era più una manifestazione unitaria». I Ds ricordano che al corteo c’era anche il segretario provinciale Franco Mirabelli. Fausto Bertinotti afferma che «non si può montare un caso sulle assenze». Quanto a Prodi, decide da solo «non ha bisogno di tutori»,