Nessun argine alle perdite Alitalia

da Milano

Né alcuni dati positivi in termini di operatività (aumento del traffico dei passeggeri e delle merci), né la previsione di un quarto trimestre in attivo, sono sufficienti ad alleviare la dimensione negativa dei conti del terzo trimestre (e dei nove mesi) dell’Alitalia (4,1% in Borsa su auspici di alleanze in Cina), approvati ieri dal consiglio di amministrazione. Ancora una volta tra gli imputati c’è il prezzo del petrolio: ora a causa della contabilizzazione degli strumenti finanziari di copertura; l’anno scorso non c’erano, e le perdite sul petrolio furono ingenti; quest’anno ci sono, e i danni da petrolio continuano. La perdita dei primi nove mesi è cresciuta a 275,4 milioni dai 107,5 milioni dello stesso periodo del 2005. Il risultato operativo dello stesso periodo è stato negativo per 173 milioni (meno 39,5 milioni nel 2005), mentre i ricavi operativi sono scesi a 3,49 miliardi dai 3,57 del 30 settembre 2005. Nel terzo trimestre la perdita ante imposte è stata di 65,7 milioni (15,6 milioni l'utile lordo nel 2005). I ricavi operativi sono passati da 1,29 miliardi a 1,25 miliardi, mentre il risultato operativo è stato in rosso per 41,4 milioni (positivo per 44,3 milioni nel terzo trimestre 2005). L’Alitalia comunica che la prevedibile evoluzione della gestione prefigura «un risultato operativo e netto in utile per il quarto trimestre dell'anno», con perdite in miglioramento rispetto al 30 settembre 2006, ma superiori sia a quelle al 31 dicembre 2005, sia a quelle al 30 giugno 2006 (quando erano state, rispettivamente di 167 e di 221 milioni). Entro fine anno l’Alitalia ha in programma di cedere alcuni terreni a Fiumicino, per un valore stimato di 120 milioni, che saranno contabilizzati nel bilancio 2006.