«Nessun dietrofront sul reato di clandestinità»

da Roma

Nessuna «retromarcia», sono «in malafede» quegli organi di stampa che l’hanno presentata come tale, facendo «un caso di ciò che caso non è».
Il presidente del Consiglio ieri ha stoppato le polemiche attorno al presunto «cambio di linea» sull’introduzione del reato di immigrazione, e chiuso rapidamente la divergenza che si era aperta nella maggioranza con la Lega Nord. Tanto che nel pomeriggio è stato Umberto Bossi in persona a rassicurare: «Non c’è nessuna lite, sono sicuro che troveremo una linea». E in serata aggiunge: «Per adesso lasciamo il reato. La cosa da raggiungere è l’espulsione»
Spiega Silvio Berlusconi: «Non sono affatto preoccupato per la tenuta della maggioranza. Ho solo espresso una mia opinione personale, che avevo già fatto presente nel dibattito in Consiglio dei ministri durante il varo dei provvedimenti». E anzi, «è stato proprio per un mio intervento che anziché nel decreto la norma sul reato di clandestinità è stata inserita nel ddl che sarà sottoposto al vaglio del Parlamento».
Il provvedimento dunque non subirà alcuna modifica, retrocedendo il reato ad aggravante, come aveva paventato il Carroccio: «Sarebbe un errore», avvertiva ieri mattina il capogruppo Roberto Cota, mentre il ministro Calderoli metteva in guardia: «Non si possono deludere gli elettori. Farò un discorso "razzista" ma è evidente che ci sono etnie e popolazioni che hanno più propensione a lavorare e altre meno. E c’è una maggiore predisposizione a delinquere da parte di qualcuno rispetto ad altri. Ma evidentemente non sto parlando di Dna. Ci sono etnie, come i rom ad esempio, che fanno altre cose. A me - spiega Calderoli - non capita sovente di trovare uno zingaro sul luogo di lavoro, ma vedo bambini mandati a fare altro».
Saranno dunque le Camere a valutare l’opportunità di mantenere il reato di ingresso clandestino nel nostro Paese, proprio perché occorre, afferma Berlusconi, «un approfondimento sulla sua concreta applicabilità». Sulla quale il premier non nasconde di nutrire dubbi, e lo spiega ai cronisti con un esempio chiaro: «Dovete immaginare che in Italia possono arrivare anche mille clandestini al giorno. A quel punto dovremmo prevedere magistrati capaci di esaminare tutti i loro casi, e carceri capaci di ospitarli». E, visto il livello di produttività della magistratura e lo stato di sovraffollamento delle prigioni italiane, la conclusione di Berlusconi è necessariamente pessimista: «È un fatto che non ha nessuna concretezza».
Quindi il premier, che rispondeva ai giornalisti dopo il vertice intergovernativo Italia-Egitto, a fianco di Mubarak, se l’è presa con la stampa che dava gran risalto ieri alla «marcia indietro» del governo e alle tensioni con la Lega: «I giornali - si è sfogato - hanno dimenticato le cose importanti accadute martedì durante il summit della Fao: basti pensare ai quattro incontri bilaterali, a come ho dimostrato che non c’è alcun problema con Zapatero, all’incontro con Sarkozy e con il segretario generale dell’Onu. Spiace che si continui a fare un caso di ciò che caso non è». E si è rivolto al rais egiziano con una battuta: «Anche lei avrà delle questioni interne, no? Verrò a scuola da lei, che certamente è in grado di risolverle visto che è al governo da quasi 30 anni... ».
Proprio ieri il ddl sulla sicurezza è approdato in Senato, dove verrà esaminato prima della pausa estiva. E prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni per «lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni».
Secondo il guardasigilli Angelino Alfano, sarà il Parlamento a «decidere la soluzione più saggia: il governo ha fatto una proposta che prevede che se qualcuno viola le leggi italiane entrando nel nostro Paese commette reato. Vogliamo combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina con sanzioni efficaci», che devono funzionare come «deterrente». Il ministro della Giustizia spiega che Berlusconi «ha voluto sottolineare l’impatto che la norma può avere in termini di sovraffollamento delle carceri e di ingolfamento dei tribunali».
Per Calderoli però gli allarmi sulle carceri sono «grida manzoniane», perché «nessuno andrà in carcere «Chi viene beccato - spiega il ministro della Semplificazione legislativa - verrà sottoposto a giudizio e se ritenuto colpevole sarà espulso». E l’esponente leghista ironizza sulle preoccupazioni espresse dalla Chiesa cattolica: «Pure il Vaticano prevede l’espulsione e l’arresto fino a un anno per chi entra nel suo territorio», sottolinea. D’altronde, ricorda, «sono proprio i parroci a dire “fate quel che dico ma non fate quel che faccio”... ».