Nessun magna magna alla «premiata trattoria Pdl»

(...) Da un lato si devono evitare critiche francamente eccessive, soprattutto se vengono da un mondo che sembra un po’ avvelenato dalla composizione delle liste elettorali. Dall’altro, occorre dare il giusto peso alla base. Senza i volontari di mille gazebo, senza il popolo che non chiede niente in cambio, senza i militanti di base, non ci sarebbe mai stata nessuna vittoria. E questo i vincitori non devono dimenticarselo. Tanto per fare un nome, credo che la posizione di Raffaella Della Bianca, che ha battuto ogni bancarella, ogni mercato e ogni marciapiede in campagna elettorale, sia stata ineccepibile: critica sì, ma molto costruttiva.
Così come gli interventi che abbiamo ospitato volentieri di Gino Morgillo, di Giovanni Boitano, di Gabriella Mondello, di Alfredo Biondi, di Enrico Nan, di Roberto Cassinelli e di Enrico Musso, oltre che di decine di elettori e lettori. Che hanno arricchito il dibattito aperto da Michele Scandroglio su queste pagine. Poi, certo, non condivido alla virgola quello che hanno detto tutti; credo che alcune questioni di galateo o nominalistiche siano eccessive; ma troverei grave il contrario: essere d’accordo con tutti su tutto. Quello che, però, non mi scordo mai è che stiamo parlando di una vittoria.
Perchè proprio qui sta il punto. L’alleanza fra il Pdl e la Lega ha vinto. E invece siamo qui in una sorta di seduta di autocoscienza collettiva come se si fosse reduci da una batosta elettorale. Ma stiamo scherzando? Vogliamo imparare il peggio della sinistra?
È vero che i risultati di Genova città sono comunque deludenti e che le percentuali del Pdl hanno risentito dell’ottimo successo della Lega. Ma è anche vero che il fenomeno in Liguria si è sentito molto meno di quanto sia successo ad esempio in Lombardia, in Veneto e in Emilia-Romagna e questo è merito anche di liste elettorali fatte molto bene. Ci stiamo dimenticando che questa dirigenza ha firmato una lista per il Senato che, a differenza di quella del Pd, era assolutamente competitiva e rappresentativa di tutte le province con i loro rispettivi campioni di preferenza? Ci stiamo dimenticando che fra Camera e Senato l’unica «paracadutata» in posizioni utili all’elezione è stata Fiamma Nirestein? Ci stiamo dimenticando che è scattato il premio di maggioranza regionale per Palazzo Madama su cui nessuno o quasi scommetteva alla vigilia?
Insomma, stiamo attenti a non criticare tanto per criticare. È un atteggiamento che non porta a nulla e che stona ancor più di fronte all’ottimo inizio del quarto governo Berlusconi e alla serietà dell’opposizione che ha chiesto le dimissioni di Marta Vincenzi perchè non ha fatto nulla in un anno e non cavalcando istinti giustizialisti come sarebbe accaduto a parti invertite. Persino esponenti tradizionalmente molto sanguigni come Alberto Gagliardi hanno dimostrato grande moderazione e questo gli fa onore. E anche chi ha battuto sul tasto dell’incorruttibilità, come è capitato al consigliere regionale Matteo Rosso, l’ha fatto con toni assolutamente condivisibili.
Insomma, ottimi e abbondanti. E, a costo di passare per trionfalista, guarderei senz’altro il bicchiere mezzo pieno, non quello mezzo vuoto. Con l’impegno di continuare a riempirlo. Tutti insieme.